Proiettili e minacce al sindaco di Varallo: “Basta israeliani in Valsesia”
Ariel Piccini Warschauer.
Un proiettile calibro 9, un ultimatum stampato con il normografo e la firma di una sigla sconosciuta che però evoca scenari di odio internazionale nella provincia piemontese. È una vera e propria intimidazione eversiva quella recapitata a Pietro Bondetti, sindaco di Varallo Sesia, nel Vercellese. L’obiettivo della minaccia, rivelata dal quotidiano La Stampa, non è solo il primo cittadino, ma un intero modello di accoglienza e integrazione che da tempo caratterizza il territorio della Valsesia: il “Progetto Baita”, ideato da Ugo Luzzati, che ha permesso il trasferimento e l’inclusione di diverse famiglie provenienti da Israele.
La lettera e l’ultimatum
I toni della missiva, definita dagli inquirenti delirante ma non per questo meno pericolosa, ricalcano la retorica più accesa della propaganda propal. Nella lettera si parla esplicitamente di “nazi-sionisti” e si intima l’alt alla gestione locale dei flussi: “Non permetteremo il trasferimento di altre famiglie”, si legge nel testo, seguito da un perentorio e inquietante “È l’unico avviso”.
Un salto di qualità nell’intimidazione che ha spinto il sindaco a rivolgersi immediatamente alla scorta istituzionale e a sporgere denuncia presso la stazione locale dell’Arma. “Mi sono preoccupato quando ho visto il proiettile”, ha confessato Bondetti, visibilmente scosso ma fermo nel difendere l’operato della sua amministrazione e la tenuta sociale della comunità. “Mi spiace perché sono cose che non devono succedere. Credo che la gente di Varallo e della nostra zona non c’entri nulla; come comunità abbiamo un ottimo rapporto sia con la realtà israeliana che con quella islamica. Non abbiamo mai avuto sentori di tensioni in questo senso”.
L’ombra della Dda e le indagini
La Procura di Vercelli ha immediatamente aperto un fascicolo per minacce aggravate. Tuttavia, data la gravità dell’atto, la natura della minaccia e il coinvolgimento di un pubblico amministratore sotto scorta, gli atti sono destinati a passare nelle prossime ore sul tavolo della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo (Dda) di Torino.
I carabinieri del nucleo investigativo hanno già sequestrato la busta gialla, il proiettile e il foglio per i rilievi scientifici, nel tentativo di isolare tracce di Dna o impronte digitali che possano portare all’identificazione dell’autore delle minacce. Sotto la lente degli investigatori c’è la galassia dell’estremismo politico e i network che, anche online, alimentano l’odio legato al conflitto mediorientale, per capire se dietro la sigla del “Movimento Antisionista” si nasconda una cellula strutturata o invece, l’azione di un singolo radicalizzato. Resta, per ora, lo choc in una valle che ha sempre fatto della convivenza silenziosa il proprio punto di forza e di orgoglio.





