Prevost si incunea nella politica e mostra di trovarsi a suo agio
Il Quotidiano Nazionale si occupa del rapporto tra papa Leone e la politica. Senza eccedere nel rievocare antitesi storiche come il potere spirituale e il suo opposto, papa Leonesembra sapersi muovere in un ambito che ha qualcosa a che fare con il potere temporale. Non perché Prevost sfoggi la machiavellica facoltà di un principe né, tantomeno, perché ambisca a conquistare territori. La ragione sta nella scelta dei suoi viaggi apostolici, nelle immagini che riesce a trasmettere pur non avendo il carisma riconosciuto al suo predecessore, nelle parole che pronuncia leggendo e mai improvvisando. Le ultime mosse del cosiddetto “altro” americano (rispetto a Trump, che infatti lo attacca) veicolano messaggi politici cristallini. Ci parlano di rispetto della dignità umana, mentre viene calpestata da 59 guerre e da “interessi privati”, di un clima da caccia allo straniero, ci riportano ai diritti e al libero arbitrio democratico mentre si rafforzano le “derive autocratiche” e la prepotenza del più forte (o più ricco, o più estremista).
Il colpo d’occhio degli 800mila per Prevost nelle vie di Parigi, rafforza lo “stupore” da lui sottolineato per “quante persone si siano riaffacciate alla fede”. Un gol segnato nella patria della laicità e della legge sul fine vita. E colpisce la scelta di incontrare leader dei 27 Paesi Ue a Metz, a cavallo tra Francia e Germania, uno dei luoghi in cui, con Schuman, si sono poste le radici dell’Europa. Un assist alla pluralista (se pur imperfetta) Ue che non è mai stata così tanto odiata, a Est da Putin con la sua guerra, a Ovest dalle bordate dell’inquilino della Casa Bianca. E Prevost mostra anche di apprezzare la presenza dei giornalisti, altra chiara antitesi a Trump. Il grande capo del colosso Palantir, Peter Thiel, ha definito il Papa un “utile idiota di Pechino” per le sue riflessioni sull’IA, tema di un’enciclica. E resterà senz’altro indelebile l’immagine della porta aperta, varcata in solitudine, nell’isola dei migranti, Lampedusa. Senza nulla togliere al suo potere spirituale, Leone XIV emerge sempre di più come il Papa più politico che si ricordi da anni. Un’agenda piena di realpolitik, la sua, oltre quella di Francesco.





