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Toscana

Piombino può puntare anche sullo sviluppo turistico, stop a monoculture

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Pablo Cinci*.

Oltre il degrado e le monoculture: dal Casone di Baratti ad un Piano di Rilancio Turistico per il territorio.

I simboli non mentono mai: parlano chiaro e vanno ben oltre la loro apparenza formale. È sufficiente

guardarsi intorno per comprendere lo stato di profondo disorientamento in cui versa la nostra comunità.

Il caso del Casone di Baratti – e non è certo l’unico sul nostro territorio – è diventato l’emblema plastico di

questa contraddizione. Non rappresenta la nostra storia o la nostra millenaria cultura, ma fotografa

impietosamente l’incapacità di fare i conti con noi stessi, con la nostra identità e, soprattutto, con il nostro

futuro.

Siamo oggi di fronte a passaggi cruciali e a progetti di primaria grandezza sul versante industriale, in primis

l’investimento Metinvest-Danieli per la realizzazione della nuova acciaieria green. Si tratta di occasioni

fondamentali e irrinunciabili che la nostra città non può permettersi di perdere e per le quali ci battiamo ogni

giorno. Tuttavia, queste prospettive non devono in alcun modo distoglierci dall’obiettivo strategico di costruire

un’economia moderna e solida attraverso la diversificazione: un tessuto produttivo che integri la manifattura

avanzata con i servizi e con un turismo di qualità. Non possiamo e non dobbiamo commettere l’errore del

passato, ricreando le condizioni per una nuova monocultura, sia essa esclusivamente industriale o

esclusivamente turistica.

Eppure, di fronte alla necessità vitale di attrarre investimenti a tutto campo e creare nuove opportunità per

frenare l’esodo dei nostri giovani, sul versante della valorizzazione del territorio prevale ancora un riflesso

condizionato fatto di chiusura, comitatismo e benaltrismo di maniera.

Parliamo continuamente di «economia del turismo» come di un orizzonte salvifico, ma nei fatti si osteggiano

le strutture, le imprese e i capitali che del turismo fanno una professione capace di generare ricchezza e posti

di lavoro stabili. Pretendiamo che tutto rimanga pubblico e gratuito, salvo poi assistere inerti al trionfo del

degrado: rovi, incuria e ruderi abbandonati vengono paradossalmente preferiti a progetti seri di

riqualificazione, mascherando l’immobilismo dietro l’illusione di improbabili cattedrali nel deserto

naturalmente a carico della finanza pubblica.

Parafrasando Ennio Flaiano, verrebbe da dire che la situazione è tragica, ma non seria. Ma noi non possiamo

più permetterci il lusso dell’ironia o della rassegnazione. Non mentre un’intera generazione è costretta a fare

le valigie per mancanza di prospettive.

Per questa ragione, come Appello per il Lavoro, riteniamo indispensabile cambiare passo e passare dalla

logica della protesta sterile a quella della proposta costruttiva.

Lanciamo la proposta di un Piano Straordinario per il Recupero e la Valorizzazione delle Aree Locali,

finalizzato a strutturare un’offerta turistica moderna, integrata e dotata di servizi di eccellenza e attività di

reale supporto al turista. Piombino e il suo comprensorio possiedono un patrimonio costiero, archeologico,

naturalistico e storico unico: lasciarlo nell’abbandono in nome della conservazione del nulla è un delitto

economico e sociale.

Questo piano non deve essere calato dall’alto né affidato a visioni astratte: deve nascere e svilupparsi a

partire dalla competenza, dall’esperienza e dal contributo diretto degli imprenditori locali del settore turistico

e delle loro associazioni di categoria.Proponiamo, pertanto, l’istituzione di un Tavolo Paritetico per il Rilancio di Piombino, una sede permanente

di confronto operativo tra amministrazione, mondo delle imprese e parti sociali, con l’obiettivo di definire:

1. 2. 3. Un Masterplan strategico con orizzonte a 5 e 10 anni, che individui le aree da sottrarre al degrado per

destinarle a servizi, ricettività di qualità, infrastrutture per la mobilità sostenibile e accoglienza.

Procedure snelle e tempi certi per favorire gli investimenti privati compatibili con la tutela del paesaggio,

superando la palude burocratica e i veti ideologici.

Patti per l’occupazione locale, legando ogni intervento di riqualificazione a precisi impegni per l’assunzione

e la formazione delle professionalità del nostro territorio.

Non c’è antitesi tra industria sostenibile, tutela del paesaggio e turismo d’impresa: la vera salvaguardia del

territorio comincia dalla sua cura, dalla sua valorizzazione e dalla dignità del lavoro.

*Pablo Cinci è presidente di Appello per il lavoro e lo sviluppo di Piombino

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