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Politica

Per Cassese la scomparsa dei partiti è alla base dei fenomeni violenti di piazza

Sabino Cassese in una intervista al Quotidiano Nazionale commenta il fenomeno delle violenze di piazza.

Professore, nelle piazze europee e italiane vede soprattutto il pericolo delle minoranze violente? 

“Vedo un pericolo maggiore: che l’irrompere improvviso della violenza sia il segno della mancanza di un meccanismo di rappresentazione della domanda sociale. Nel passato veniva mediata attraverso i partiti: Democrazia cristiana e Partito comunista avevano ciascuno 20mila sedi locali, che misuravano il malessere prima che irrompesse in questa forma violenta. La mia preoccupazione è l’assenza di segnali, di termometri che misurino il grado di soddisfazione della domanda sociale. La protesta è il risultato dell’accumulazione di numerosi fattori di malessere. La sostanziale scomparsa dei partiti rappresenta un pericolo enorme”.

La sinistra può essere tentata di usare la tensione come risorsa elettorale contro il governo?

“In una politica che ormai ignora le politiche, la tensione delle piazze può essere facilmente sfruttata da qualunque forza politica. Abbiamo una politica senza politiche: è un contenitore vuoto. La protesta nelle piazze è comparabile con le scritte in Parlamento: non si sa esattamente qual è il loro contenuto e sono rivolte alla parte sbagliata. Le scritte non sono rivolte al Parlamento, ma, attraverso la televisione, ai cittadini. Mostrano uno slogan, almeno altrettanto rudimentale quanto la protesta nelle strade. Sono la negazione del Parlamento”.

Come si tengono insieme la condanna della violenza e l’ascolto del disagio? 

“Sono completamente d’accordo con il presidente del Consiglio: bisogna condannare queste forme di opposizione che fanno leva sul disagio per alimentare violenza. Bisogna ascoltare chi protesta, isolare chi aggredisce. Ma bisogna moltiplicare i sensori. In un Paese la cui partecipazione elettorale è scesa dal 93 al 63 per cento, con punte al 22 per cento, si finisce per non avere più il polso del Paese. Il governo è come un medico che prende il polso del paziente e non riesce a sentire il battito”.

Definire un governo eletto un potere illegittimo, nemico della democrazia, che conseguenze ha?

“Penso che sia molto grave. Abbiamo avuto regolari elezioni, il voto è stato segreto, la partecipazione è stata bassa, ma c’è stata. Il governo si è legittimamente formato in Parlamento, ha una legittima maggioranza. Dobbiamo inchinarci davanti alla democrazia: questa è la democrazia. Quelli che accusano il governo di fascismo dimenticano che stanno prendendo la parte di quelli che negano la democrazia”.

Come deve difendersi lo Stato? Servono nuove norme o strumenti investigativi?

“Vorrei non rispondere a questa domanda: non nuove norme, ma capacità di ricostituire il tessuto della democrazia, disegnato nell’articolo 49 della Costituzione. I cittadini non sono soli, sono associati; concorrono, cioè competono; concorrono con metodo democratico. E non per eleggere il segretario di un partito, di opposizione o di maggioranza, ma per scegliere la politica nazionale. La politica che si riempie di politiche: obiettivi, strumenti, indicazione di un futuro. Chi lo indica oggi un futuro?”

Quale lezione delle stagioni violente abbiamo appreso meno? 

“Non temo tanto la radicalizzazione, non temo tanto la violenza: temo l’assenza di percezione del fatto che questo è il risultato della scarsa comunicazione tra quello che una volta si chiamava il Paese reale e quello che si chiamava il Paese legale. La violenza è sempre una cosa da rifuggire, da sanzionare, su questo non c’è ombra di dubbio. Ci sono le norme, vanno applicate. Il problema è andare alla radice: qualcosa non funziona nel dialogo tra società e Stato”

Quando dice Stato, comprende anche l’opposizione? 

“Stato in senso lato, perché comprende anche l’opposizione. In questo momento comprende più l’opposizione del governo: paradossalmente il governo produce un decreto-legge tutte le settimane: si può dire che è giusta o sbagliata, però la fa. Mentre l’opposizione non ci ha ancora detto che cosa vuole”.

Casa, salari, aspettative dei giovani: quanto pesa l’incapacità di dare risposte? 

“C’è anche molto di più di quello che è immediatamente percepibile come casa, salari, mobilità sociale, aspettative. Ci sono, per fare un solo esempio, le grandi reti, sia di comunicazione fisica sia di comunicazione non fisica. Questi dovrebbero essere programmi bipartisan: tutto il Paese dovrebbe essere d’accordo e sarebbe d’accordo se qualcuno lo proponesse. Ma nessuno lo propone”.

Da quale patto tra maggioranza e opposizioni comincerebbe?

“Dalla formula elettorale. Credo che questa legge elettorale passerà pressoché indenne al vaglio della Corte costituzionale. Forse il problema del numero delle firme per la presentazione delle liste, forse. Ma dovremmo avere leggi elettorali longeve: la formula pesa i voti per farli diventare seggi. Questo rapporto non può essere cambiato così di frequente. Richiede un patto destinato a durare a lungo”.

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