Paolo Mieli lancia la candidatura di Gentiloni come premier del centrosinistra
Paolo Mieli sul Corriere della Sera analizza le strategie del centrosinistra in vista delle prossime elezioni, mettendo in dubbio la convinzione di Elly Schlein secondo cui puntare sui moderati, anziché su una candidatura più radicale, porterebbe alla sconfitta. L’ipotesi del «momento Mamdani», con un candidato capace di mobilitare delusi e astensionisti, è possibile, ma rischia di compromettere la partita del «voto utile», decisiva per conquistare gli elettori indecisi tra i due schieramenti. Secondo le stime citate da Mieli, centrosinistra e centrodestra raccoglierebbero complessivamente circa l’84% dei consensi, con il primo al 43% e il secondo poco sopra il 41%. Il restante 16% sarebbe diviso tra Futuro nazionale e Azione, ma appare improbabile che queste formazioni raggiungano da sole tale quota.
L’autore richiama quindi il precedente del 1994, quando il centrosinistra, diviso e privo di una candidatura condivisa, fu sconfitto da Silvio Berlusconi, capace di costruire una coalizione vincente. Oggi Giorgia Meloni può contare su una leadership riconoscibile e tentare di recuperare voti a destra, mentre Schlein e Giuseppe Conte puntano soprattutto sull’elettorato più radicale. Per Mieli, la sinistra avrebbe invece bisogno di allargare il proprio consenso verso il centro, ma personalismi e divergenze, soprattutto in politica estera, hanno ostacolato un’intesa con l’area riformista di Carlo Calenda. I nomi attualmente disponibili non sembrano avere sufficiente peso politico per guidarla. L’unico leader in grado di rafforzare questa componente e attrarre elettori moderati, conclude Mieli, sarebbe Paolo Gentiloni, capace di bilanciare la leadership scelta attraverso le primarie e rappresentare una sinistra socialdemocratica in linea con le altre esperienze europee. Senza una figura di questa statura, il centrosinistra rischia di non riuscire a giocare efficacemente la partita del «voto utile».





