Occhiuto e Bergamini pensano al dopo Tajani in attesa di Marina Berlusconi che per ora fa la madre nobile
Gabriele Elia sul Riformista ricorda che qualche giorno fa aveva scritto che Forza Italia si trovava davanti a una scelta: Tajani o Forza Italia. Una provocazione? Forse. Ma oggi quella riflessione appare molto meno solitaria. Perché mentre Antonio Tajani continua legittimamente a guidare il partito, qualcosa si muove. E due nomi, più di altri, sembrano indicare la possibile strada del futuro: Roberto Occhiuto e Deborah Bergamini. Non una corrente dichiarata. Non una congiura. Nessun assalto alla segreteria. Ma una linea politica esiste ed è sempre più riconoscibile.
Occhiuto sul Foglio usa parole pesate con il bilancino. Riconosce a Tajani un merito che nessuno può negargli: senza di lui Forza Italia avrebbe rischiato di scomparire insieme a Berlusconi. Ma subito dopo pone il problema vero: sopravvivere non basta.
Forza Italia deve tornare a essere il motore liberale e riformista del centrodestra. Deve avere il coraggio delle liberalizzazioni, del mercato, del garantismo, delle riforme anche quando sono impopolari. E soprattutto non può restare con le “braccia conserte” aspettando che Giorgia Meloni faccia tutto il lavoro. È una frase che vale più di cento retroscena.
Occhiuto precisa di non essere “l’anti-Tajani”. E fa bene. Le successioni politiche serie non si costruiscono annunciandole ogni mattina sui giornali. Si costruiscono attraverso idee, consenso, classe dirigente e una visione alternativa del futuro.
Ed è qui che entra in gioco Deborah Bergamini. Berlusconiana della prima ora, interprete di quella cultura liberale che non considera Forza Italia semplicemente la componente moderata della coalizione, ma la casa di chi crede nell’impresa, nelle libertà individuali, nel garantismo, nei diritti e in un Occidente forte. Occhiuto e Bergamini non hanno dichiarato guerra a Tajani. Ma sembrano rappresentare qualcosa che politicamente va già oltre Tajani: la domanda su cosa dovrà diventare Forza Italia quando terminerà la stagione della conservazione dell’eredità e dovrà cominciare quella della ricostruzione.
E poi c’è lei. Marina Berlusconi, che ha da poco compiuto sessant’anni. Auguri, naturalmente. Ma le coincidenze, in politica, hanno sempre un fascino particolare. Silvio Berlusconi annunciò la sua discesa in campo nel gennaio del 1994, a 57 anni. Marina oggi ne compie 60. Seguendo scherzosamente l’orologio di famiglia, sarebbe già in ritardo di tre anni. La battuta finisce qui. La questione politica, invece, comincia. Perché Marina da tempo interviene sui grandi temi del Paese con una voce sempre più autonoma: giustizia, garantismo, diritti civili, libertà, cultura liberale. Non significa affatto che abbia deciso di scendere in campo. Nessuno può sostenerlo. Ma sarebbe altrettanto miope fingere che la sua voce e il suo giudizio non abbiano un peso nel futuro della creatura politica fondata da suo padre.
Forse sarà lei. Forse non lo sarà mai. Forse il futuro passerà da Occhiuto, magari insieme a una classe dirigente nella quale Bergamini possa tornare ad avere un ruolo centrale. Oppure emergerà una soluzione che ancora non vediamo.
Una cosa, però, sembra sempre più evidente: il problema del dopo-Tajani ormai esiste. E non dovrebbe essere considerato un atto ostile verso l’attuale segretario. Tajani ha avuto una funzione fondamentale: traghettare Forza Italia oltre il trauma della scomparsa del fondatore. Ma la domanda adesso è diversa: può la stessa leadership chiamata a custodire l’eredità essere anche quella capace di aprire una nuova stagione?
I numeri, l’identità da ritrovare e soprattutto milioni di elettori liberali che aspettano ancora una casa politica impongono una risposta. Berlusconi non avrebbe amministrato il declino. Avrebbe cambiato schema. Per questo Occhiuto e Bergamini vanno ascoltati. E per questo gli occhi, inevitabilmente, continuano a guardare verso Marina. A sessant’anni non è troppo tardi per scendere in campo. Semmai, conoscendo la storia della famiglia, è già da tre anni che qualcuno la sta aspettando.


