Non voglio che il mio dolore produca altro dolore
Paolo Mazzanti su InPiù scrive che il terzo anniversario della strage del 7 ottobre compiuta da Hamas contro Israele, con 1200 vittime e decine di ostaggi, non ha placato le polemiche, che da noi riguardano anche il ddl sull’antisemitismo in discussione in Parlamento, che sta lacerando soprattutto il Pd. Alcuni temono infatti che le nuove norme limitino il diritto di criticare il governo di Israele e la sua politica di repressione dei palestinesi a Gaza (dove vi sono state oltre 70 mila vittime) e in Cisgiordania, dove i coloni israeliani continuano ad espandere la loro presenza ai danni dei palestinesi e dove si rischia una vera e propria guerra tra l’esercito israeliano e le milizie del governo palestinese di Abu Mazen.
In questa spirale di odio e violenza l’unico spiraglio di novita’ potrebbe venire dalle elezioni israeliane del 27 ottobre prossimo in cui il governo Netanyahu potrebbe venire sconfitto sull’onda delle accuse di non aver saputo (o voluto) prevenire la strage di 3 anni fa. Intanto da noi l’unica fiammella di speranza e’ venuta dal cardinale Zuppi, presidente della Cei, che ha partecipato alla Sinagoga di Roma alla commemorazione del 7 ottobre e ha ricordato la frase che gli disse a Gerusalemme la madre di uno degli ostaggi catturati da Hamas (poi ucciso): “Non voglio che il mio dolore produca altro dolore”.





