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Nencini: “Che cosa accadde quella notte di 60 anni fa al Gabinetto Vieusseux”

Sono passati sessant’anni, ma il lavoro non è finito, dice Riccardo Nencini, in una intervista a La Nazione. Centinaia di volumi del Vieusseux sono ancora in restauro nel laboratorio di Palazzo Corsini Suarez in via Maggio, seconda sede del Gabinetto Letterario. Un lavoro paziente, continuo, ostinato. Un impegno che è risposta e riscatto, in ogni caso mai rassegnazione di fronte alle ferite inferte dalla furia dell’Arno al prezioso quanto delicato patrimonio dello storico istituto, fondato nel 1819 dal mercante di origine ginevrina Giovan Pietro Vieusseux.

Presidente Riccardo Nencini, cosa accadde quella notte del 4 novembre 1966?

“Un disastro. Il 90% del patrimonio librario composto da oltre 250.000 volumi tra libri e riviste distribuiti per oltre sei chilometri di palchetti, si trovava nelle gallerie di deposito a Palazzo Strozzi. E in poche ore l’acqua arrivò al soffitto. Si dice acqua, ma in realtà c’era fango e soprattutto nafta, proveniente da tutti gli edifici circostanti. Il solo estrarre i libri alluvionati fu un’impresa: c’erano solo tre scale, di cui due a chiocciola”.

Tutta la città aveva gli stessi problemi, fra ammassi di fango da rimuovere e spazi inagibili. Da dove si iniziò?

“Si cominciò con un’asciugatura lenta e naturale, a differenza della Biblioteca Nazionale Centrale che ne adottò una rapida e ‘meccanica’. I libri vennero stesi nel cortile, come se fossero biancheria, e poi trasportati nelle sale dei piani superiori del palazzo, distesi sul pavimento e asciugati per lo più con sistemi di ventilazione. In un secondo momento molti dei volumi danneggiati furono trasferiti a Palazzo Acciaiuoli alla Certosa del Galluzzo. Qui, per prima cosa furono tolte le legature per evitare le muffe. Si suddivise fra le pubblicazioni anteriori al 1850, destinate al laboratorio di restauro, e le altre destinate a un Centro di Recupero, per le quali si procedette a lavaggio, asciugatura e disinfezione. Contemporaneamente venne allestito uno schedario, per numero di ingresso e per autore, di tutto il materiale alluvionato, a cui venne data una nuova collocazione, alfanumerica, corrispondente allo stato di conservazione”.

Chi era il presidente di allora?

“Era Giovanni Tadini Buoninsegni e il direttore Alessandro Bonsanti. E fu lui a insistere nel recupero integrale di tutti gli originali, invece di procedere alla sostituzione con analoghe edizioni o a copie anastatiche. Voleva che la ‘biblioteca romantica’, di ‘letterature comparate’, con ‘opere nelle principali lingue parlate fin dalla sua fondazione’ fosse salvata anche negli aspetti materiali del libro. Già dagli anni Cinquanta Bonsanti aveva introdotto l’uso di rilegare le novità con una carta stampata con il giglio di Firenze e la scritta Gabinetto Biblioteca G.P. Vieusseux, in colori diversi: rosso per i libri francesi, blu per gli inglesi, nero per gli italiani, verde per i tedeschi e altre lingue”.

E come è andata a finire?

“I libri alluvionati e restaurati, ancora oggi, si riconoscono per questa legatura, che identifica la ‘gloriosa’ biblioteca circolante, frequentata da Schopenhauer e da Stendhal, da Dostoevskij e da Gide, da Henry James e da D.H. Lawrence, per citare solo alcuni degli illustri lettori. La scelta dei volumi esposti documenta proprio la varietà delle lingue delle pubblicazioni entrate al Gabinetto Vieusseux dalla fondazione, nel 1820, al 1966, ma anche lo stato di conservazione dei volumi alluvionati, ad oggi. Per rendere l’idea, tra i volumi salvati c’era Madame Bovary, l’edizione parigina del 1858, sulla quale aveva studiato Dostoevskij quando soggiornò a Firenze. Era un abbonato del Vieusseux e venne a prendere il libro perché girava voce che fosse un ottimo romanzo. Si chiuse in albergo a leggerlo e se ne innamorò”.

Come è stato il bilancio finale di questa immane operazione di recupero?

“Complessivamente circa il 50% del totale dei libri è stato restaurato e rilegato. I restanti sono comunque consultabili: tutti sono conservati nel magazzino di Viale Guidoni, a Novoli. L’Arno non risparmiò l’Archivio Storico, travolgendo la serie dei registri ottocenteschi, che per fortuna sono stati pressoché interamente recuperati. E ancora registri e documenti del Novecento, alcuni dei quali irrimediabilmente perduti, così come centinaia di carte sciolte che facevano parte della corrispondenza in arrivo al Gabinetto Vieusseux negli anni Venti-Quaranta del XX secolo e diversi copialettere della direzione di Alessandro Bonsanti. Tuttavia i danni avrebbero potuto essere ben superiori se una parte significativo di questa documentazione non fosse stata conservata in armadi metallici”.

Chi c’è stato fra i “feriti” più illustri?

“Carlo Emilio Gadda. Alla fine degli anni Quaranta, al momento di lasciare Firenze per trasferirsi a Roma, aveva donato molte sue carte all’amico direttore, che poi le avrebbe affidate all’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux. Si trattava di un consistente insieme documentario che, tra lettere familiari, documenti privati, corrispondenze con amici e intellettuali, incartamenti vari, avrebbe un giorno costituito una insostituibile fonte di studio e approfondimento della biografia e dell’opera del ‘divino Gaddus’. Il prezioso archivio si trovava nei sotterranei di Palazzo Strozzi e fu sommerso dal fango: le carte del grande scrittore erano diventate un ammasso disperato. Ma non ci si arrese”.

In parte è stato recuperato?

“Sì. Superata la prima fase di emergenza, Bonsanti decise di sottoporre quei documenti ad una accurata analisi del laboratorio di restauro dell’Istituto, che nel corso degli anni Settanta avviò un primo intervento per bloccare l’avanzare delle muffe. Purtroppo solo a partire dal 1999 si è potuto dare avvio ad un complessivo progetto di recupero e restauro grazie al sostegno della Regione Toscana, che ha reso possibile anche l’ordinamento e la catalogazione informatica dell’intero nucleo. È stato un lavoro paziente e meticoloso continuato fino al 2006, che ha permesso di recuperare in larga parte il Fondo Gadda alla lettura e di valutare, sotto il profilo scientifico, la straordinaria importanza di questa documentazione che conta oltre 15mila pezzi distribuiti tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni Quaranta del secolo scorso”.

E oggi, il lavoro è finito?

“Assolutamente no. Il Gabinetto Vieusseux ha ancora tre restauratori sempre al lavoro che affiancano gli interventi sul materiale più recente ai tanti ‘feriti’ ancora in attesa dal 1966”.

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