Nardella stuzzica Schlein: “Ci sono amministratori locali che non vengono sempre valorizzati”
Tra elezioni in Sassoni e Campo largo, il Quotidiano Nazionale parla con Dario Nardella, europarlamentare Pd ed ex sindaco di Firenze.
Nardella, cosa ne pensa del successo di Afd? “Sono molto preoccupato. E non si tratta soltanto della Germania. Cresce la destra nazionalista anche in Italia e in Francia, entrambi Paesi in cui l’anno prossimo si voterà, come in Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia”.
Il presidente Mattarella ha ricordato come i confini europei siano stati concepiti come punti di incontro più che limiti. Ce lo siamo dimenticati? “Ho seguito con molto interesse l’intervento di Mattarella, sabato a Trento, e lo trovo ancora più significativo all’indomani del voto in Sassonia. La verità è che siamo in mezzo a una crisi economica, sociale e di instabilità politica, e l’Europa rischia di dare il peggio di sé in questi momenti. La storia del ’900 lo insegna”.
Vede similitudini? “Come non vederne? Le persone si impoveriscono, gli Stati sono in crisi e questa crisi alimenta un rigurgito nazionalista basato su orgoglio, paura e odio verso i diversi. Il nazionalsocialismo attecchì su questi presupposti”.
Dovremmo avere un’arma in più, oggi, che è la Ue. Ma è in crisi anche quella, Nardella? “La Ue è il problema ma anche la soluzione. Però non abbiamo una classe politica sufficientemente coraggiosa per utilizzare questa risorsa. Penso a Draghi: tutti plaudono ai suoi discorsi, ma nessuno attua il suo piano. Ma se non saniamo il gap economico con gli altri protagonisti globali non avremo sicurezza sociale e aumenteranno gli spazi in cui crescono le forze sovraniste. Lo stiamo vedendo”.
Anche in Italia con la crescita di Vannacci? “L’Italia vive una condizione economica difficile, checché ne dica Meloni, bssti pensare ai 2500 esuberi all’Ilva di Taranto. In questo contesto Vannacci utilizza un linguaggio comunicativo efficace per sfruttare risentimento e paura tra gli italiani. E i suoi consensi crescono”.
Ha seguito il confronto tra l’ex generale e Mario Monti? “Sì e devo dire che Monti ha vinto nettamente il confronto, dimostrando tutta la fragilità di Vannacci quando dalle parole d’ordine deve passare alle conseguenze concrete delle sue idee, e lo ha fatto senza scendere mai al suo livello di urla e slogan. È questa la sua lezione”.
A Cernobbio sono andati i leader del Campo largo. Ma un sondaggio ha detto che gli imprenditori non si fidano di loro. “Intanto è un bene che siano andati. Perché per guidare l’Italia dobbiamo essere forti tra i ceti meno abbienti, ma dobbiamo anche essere credibili di fronte alla classe dirigente, che è il punto debole di Vannacci. C’è un pezzo di Pd che non viene sempre valorizzato e che a livello locale affronta anche grandi problemi sociali ed economici senza gli occhiali dell’ideologia del ‘900. Certo, dobbiamo avere proposte efficaci. Serve un programma”.
Conte e Schlein hanno chiarito: a settembre lo scriviamo. Ma settembre è già iniziato… “Mi auguro che avvenga il prima possibile perché è la chiave di tutto. Non possiamo e non dobbiamo solo vincere, ma governare bene. Quindi li prendo in parola: che si cominci questo mese con la determinazione a sciogliere i nodi più difficili”.
A partire da quello, mastodontico, sulla politica estera? “A partire da quello”.
E come si fa? “Io proporrei un lodo Ucraina che parta da tre punti: sì alla difesa comune e all’esercito Ue e no al riarmo nazionale che alimenta i debiti pubblici; chiedere con forza alla Ue di nominare due inviati negoziatori per incontrare Putin e Zelensky, io vedrei bene Merkel e Prodi; sì all’aiuto all’Ucraina, ma con la richiesta di vincolarsi a una road map per la pace”.
Così un accordo si trova? “Un accordo si deve trovare”.





