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Musei e museologie, esigenze contemporanee e visioni future

Maurizio Vanni*.

Stiamo affrontando un momento decisivo della nostra storia contemporanea in relazione ai profondi cambiamenti culturali, economici, sociali, antropologici ed educativi in atto. Tutti sapevamo che, nel post Covid-19, avremmo dovuto rivedere i nostri stili di vita, riprogrammare parte delle nostre relazioni, riconsiderare il rapporto con noi stessi, con gli altri e con il contesto in cui viviamo nella consapevolezza di trovarci di fronte a uno scenario che, dopo la violenta centrifuga pandemica, non si è ancora del tutto riassestato. Adesso siamo immersi in un’era di conflitti bellici: sono oltre 50 le guerre in corso nel mondo, ma alcune le “sentiamo” un po’ di più perché ci coinvolgono da vicino. Una grande scossa tellurica intangibile ha colpito il genere umano e, come succede dopo ogni grande crisi epocale, le ripartenze sono sempre complicate perché ci mettono di fronte a grandi mutamenti nel presente anche in funzione di futuri non ben delineati che la nostra mente, in modo istintivo, almeno all’inizio, rifiuta. 

La sfida più importante è proprio legata all’analisi della metamorfosi attuale che non può prescindere dall’indagine degli elementi di novità che si stanno manifestando in ogni comparto della nostra esistenza. In alcuni casi, le arti, la cultura e i musei rientrano tra questi. Il violento “passaggio a vuoto” che abbiamo subito, unito al momento storico che stiamo vivendo, hanno avuto lo stesso ruolo di un enzima in una reazione chimica: hanno velocizzato un cambiamento già in essere. 

Pur mantenendo ancora un ruolo indispensabile per la conservazione, la tutela, l’esposizione, la promozione e lo studio delle opere d’arte, le strutture museali sono evolute, soprattutto per quanto riguarda i temi legati alla promozione della diversità e delle sostenibilità (economica, sociale, ambientale e olistica), all’inclusione sociale, all’accessibilità universale (abbattimento di tutte le barriere), facendo entrare tutto questo in un nuovo approccio alla filosofia gestionale di un museo.

Con la nuova definizione di museo approvata da ICOM – International Council of Museums a Praga il 24 agosto 2021, i musei hanno iniziato a dare maggiore importanza allo studio, alla ricerca e all’interpretazione delle collezioni permanenti e delle mostre temporanee, hanno ripensato le relazioni con la comunità, con il territorio e con le strutture formative ed educative, hanno dato più peso agli aspetti intangibili e relazionali, hanno diversificato le specificità professionali dei dipendenti, hanno dato continuità alla ricerca e all’innovazione in ambito digitale per migliorare le proprie performance attraverso l’utilizzo della tecnologia funzionale e hanno evoluto il loro business model. 

La museologia del presente, di fatto, si muove su progettualità etiche e responsabili in grado di favorire, valorizzare e attuare piani di crescita sostenibile per mezzo di strategie coinvolgenti e inclusive. Abbattere definitivamente le barriere architettoniche e sociali significa poter rendere protagonisti tutti i segmenti di pubblico partendo dalle persone più fragili e vulnerabili. Il museo non è mai stato così vicino alle persone e così pronto ad accogliere le “diversità” e a esaltare le differenze di pensiero, di cultura, di etnia, di età, di genere, di religione, di orientamento sessuale e di disabilità. La necessità della “condivisione di conoscenze” è legata non solamente alla crescita culturale delle persone, ma anche alla loro crescita umana, alla loro consapevolezza come individui, al loro essere al centro di un progetto che li vede attori principali attraverso esperienze rese accessibili a un numero sempre maggiore di persone. 

Preoccuparsi della “sostenibilità” è inevitabile: la parola non ha sola mente un valore simbolico e non si riferisce in modo esclusivo alla sostenibilità ambientale. Il concetto di sostenibilità, perciò, va affrontato nella sua globalità: la crescita sostenibile per i musei, nei diversi obiettivi, mission e impatti misurabili, deve essere contemplata con una logica a medio-lungo termine e con un ritorno sugli investimenti che non corrisponde necessariamente alla crescita di fatturato. I musei tornano a essere punti di riferimento per una comunità, formidabile risorsa per un territorio e preziosa destinazione per un turismo di prossimità, nazionale e internazionale, lento ed emozionabile.

Questa rubrica intende approfondire molti aspetti di un cambiamento necessario che riguarda le arti e la cultura materiale e immateriale, la gestione in chiave sostenibile, ma anche i luoghi e gli stili di vita di persone che potrebbero far entrare il museo nella loro quotidianità come punto di riferimento imprescindibile del loro tempo libero. 

*Maurizio Vanni è Storico dell’arte, Museologo, specialista in Museoterapia e Biomuseologia, docente di Sostenibilità, Valorizzazione e gestione museale (Università di Pisa) e di Marketing per la cultura nel Master “Economia e Management della Comunicazione e dei Media” (Università di Roma Tor Vergata). È Direttore scientifico della collana “Musei e museologia del presente” (Pacini Editore, Pisa) e membrodell’Academic Board della Korean Society of Museum Studies diSeoul.

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