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Economia

Lovaglio strizza l’occhio a UniCredit per respingere Intesa Sanpaolo

In vista dell’assemblea del 29 ottobre, l’ad di Mps apre scenari nuovi nel risiko bancario italiano. Luigi Lovaglio, intervistato da Bloomberg TV, e rilanciato da Bluerating, ha lasciato intendere che UniCredit potrebbe avere un ruolo nella partita che coinvolge Mps, Bpm e Banca Generali. Sollecitato sulle voci di un possibile interesse del gruppo guidato da Andrea Orcel per alcune attività che potrebbero essere cedute, il numero uno di Siena ha risposto che si tratta di una opzione. Al momento, ha precisato, non ci sono stati colloqui, ma, come evidenziato da MF, la banca di Piazza Gae Aulenti sembra mantenere un atteggiamento attendista e la situazione potrebbe cambiare dopo il voto dei soci.

Lovaglio ha anche aumentato la pressione su Intesa Sanpaolo. Riferendosi alla possibilità che il gruppo di Carlo Messina presenti una mossa più aggressiva prima dell’assemblea, ha osservato che un intervento del genere sarebbe complicato senza modificare i termini economici dell’offerta. A suo avviso, il prezzo attuale non riflette il valore reale della compagnia e andrebbe quindi rivisto.

Il confronto però non si limita alla questione del prezzo. Secondo l’amministratore delegato, il progetto di Intesa presenta ancora incertezze sul perimetro industriale, elemento che considera fondamentale per definire le sinergie. Lovaglio chiede quindi che gli azionisti abbiano il tempo necessario per confrontare le due architetture industriali e valutare tutti gli elementi disponibili prima di prendere una decisione definitiva. Il voto del 29 ottobre, in questa prospettiva, rappresenta soprattutto un passaggio temporale: dopo l’assemblea, ha spiegato, ci sarà più spazio per illustrare meglio il progetto di Siena e riesaminare con attenzione quello di Intesa, spostando il confronto su logica industriale, sinergie, perimetro e valore riconosciuto ai soci.

Riguardo al sostegno dei due principali azionisti della banca, Delfin e Caltagirone, Lovaglio si è detto fiducioso. Ritiene che entrambi riconosceranno il valore dell’operazione e ha ribadito che la scadenza di ottobre non rappresenta un referendum sull’offerta di Mps rispetto a quella di Intesa, ma l’occasione per mettere i due progetti sul tavolo e consentire agli azionisti di confrontarli. Il manager ha però ammesso apertamente anche i rischi della strategia: se l’assemblea non approverà il progetto, Mps non ha al momento un’alternativa già pronta. Ha tuttavia escluso che questo significhi arrendersi, sottolineando che il dovere della banca è trovare sempre la soluzione migliore per i propri azionisti.

Nel progetto di Siena un ruolo centrale è assegnato a Generali. Lovaglio ha indicato con chiarezza le aree in cui potrebbe svilupparsi la collaborazione, ovvero bancassicurazione, gestione patrimoniale e assicurazione danni. Il modello prevede la distribuzione dei prodotti del Leone attraverso la rete bancaria e, in senso inverso, l’offerta di prodotti bancari alla clientela di Generali. Secondo l’amministratore delegato si tratta di una grande opportunità per aumentare la capacità di generare ricavi e accrescere in modo significativo la remunerazione degli azionisti. Un altro interlocutore decisivo è Crédit Agricole, azionista di Banco Bpm. Lovaglio si è detto fiducioso che il gruppo francese riconoscerà il valore del progetto, precisando però che non ci sono stati confronti specifici con Olivier Gavalda sull’offerta né su una eventuale partecipazione del Crédit Agricole al futuro assetto del gruppo.

Resta infine il tema della concorrenza. Per Lovaglio un campione nazionale dovrebbe rafforzarla, non ridurla. L’integrazione di Mps in un gruppo già molto grande rischierebbe invece di restringere il numero degli operatori e il sostegno bancario ai territori. Il 29 ottobre diventa così il punto di svolta di una partita molto più ampia del solo voto assembleare. Se il progetto otterrà il via libera, Lovaglio punta ad aprire una seconda fase in cui potranno essere ridefinite alleanze, perimetri e possibili cessioni. Ed è proprio in quello spazio che Unicredit, oggi alla finestra, potrebbe trovare l’occasione per entrare in gioco.

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