#POLITICA #ULTIME NOTIZIE

L’orrore antisemita travolge una docente ma l’odiatore viene individuato dalla polizia

Ariel Piccini Warschauer.

Non è solo “sfogo da tastiera”. Non è la solita, pur deprecabile, rissa social. Quello che è emerso dalle indagini della Digos di Pisa è un abisso di ferocia che riporta i quadranti della storia agli anni più bui del Novecento. “Vai in stazione, prendi il carro bestiame e vai ad Auschwitz”. E ancora: “Fatti estrarre i denti d’oro senza anestesia”. Frasi che gelano il sangue, indirizzate a una docente dell’Università di Pisa, “colpevole” solo di aver espresso solidarietà dopo l’attentato alla sinagoga di Manchester dello scorso ottobre.

La caccia all’uomo (digitale)

L’autore di questo delirio antisemita è un quarantenne di Cesano Boscone, nell’hinterland milanese. L’uomo è stato individuato e denunciato per minacce, diffamazione e istigazione a delinquere, con l’aggravante pesantissima dell’odio razziale e religioso.

I poliziotti, coordinati dalla Procura di Pisa e in collaborazione con i colleghi di Milano, hanno fatto scattare la perquisizione nell’abitazione dell’uomo, sequestrando smartphone e computer. Il materiale rinvenuto non farebbe che confermare la paternità di quei commenti che definire “choc” è un eufemismo: un campionario di sadismo verbale che inneggiava a forni crematori, tatuaggi sul braccio e torture assortite.

La “scusa” del leone da tastiera

Davanti agli agenti, l’uomo avrebbe tentato la via del parziale dietrofront, una dinamica ormai classica in questi casi:

“Ho agito dietro uno schermo senza voler fare del male davvero, ero frustrato”.

Una giustificazione che appare grottesca di fronte alla sistematicità degli attacchi. Non si è trattato di un singolo commento isolato, ma di una vera e propria “pioggia” d’odio, un assedio digitale durato giorni. L’indagato ha ammesso di non conoscere la docente, ma di aver sfogato su di lei un livore generalizzato contro il popolo ebraico.

Un clima avvelenato

Questo episodio non è che la punta dell’iceberg di un antisemitismo di ritorno che, complici le tensioni internazionali, sta infettando il web e le università italiane. Se da un lato c’è la soddisfazione per la rapidità delle indagini della Digos, dall’altro resta l’inquietudine per la facilità con cui un cittadino qualunque possa trasformarsi in un aguzzino virtuale, rispolverando il lessico della Shoah per colpire una professoressa rea di aver condannato il terrorismo.

La perquisizione di oggi segna un punto a favore della legalità, ma l’allarme resta altissimo: la sensazione è che, tolto lo schermo, resti una sottocultura dell’odio pronta a esplodere al primo pretesto.

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti