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L’Italia impoverita, se il lavoro non basta più e la povertà diventa cronica

Ariel Piccini Warschauer.

Non è più una scivolata temporanea, un incidente di percorso da cui rialzarsi dopo qualche mese di sacrifici. In Italia la povertà ha cambiato natura: ha perso i contorni dell’emergenza per assumere quelli, ben più inquietanti, di una «strutturale normalità». A certificarlo è il Report statistico nazionale 2026 di Caritas Italiana, presentato ieri a Roma. I dati, specchio delle fragilità di un Paese che fatica a trovare un equilibrio sociale, raccontano che nel 2025 la rete ecclesiale ha accompagnato 282.539 persone, corrispondenti ad altrettanti nuclei familiari. Rispetto a dieci anni fa, l’aumento è del 48%. Una crescita che morde soprattutto dove un tempo si concentrava la ricchezza: è il Nord Italia a registrare l’incremento di povertà più consistente dell’ultimo decennio, con un balzo del 61,8%.

A mutare sono anche i profili di chi bussa ai centri di ascolto. Il dato più allarmante riguarda i cosiddetti working poor, i lavoratori poveri: se quasi la metà degli assistiti è disoccupata (48%), c’è un corposo 24% che dispone di un’occupazione che tuttavia non garantisce risorse sufficienti per una vita dignitosa. Dieci anni fa questo fenomeno si attestava al 13,3%; oggi, nelle fasce centrali d’età, tocca picchi del 31%. L’erosione del potere d’acquisto causata dall’inflazione e dalle spese energetiche ha progressivamente impoverito il lavoro dipendente.

Accanto a chi un salario ce l’ha, emergono le nuove solitudini. Il numero degli anziani over 65 intercettati da Caritas è letteralmente esploso, crescendo del 191% in dieci anni. Un cortocircuito in cui la povertà economica si salda all’invecchiamento, all’isolamento sociale (le persone sole sono passate dal 23,8% al 32,9%) e a bisogni sanitari crescenti (+69%), legati anche alla sofferenza mentale. Resta critica, inoltre, la situazione delle famiglie con minori, che rappresentano il 52% degli assistiti, intrappolate in un disagio multidimensionale: oltre la metà delle persone seguite accumula almeno due o tre ambiti di bisogno contemporaneamente, dalla casa alle bollette, fino alla salute.

«La povertà interpella il nostro modo di stare dentro la storia», ha commentato il nuovo presidente di Caritas Italiana, l’arcivescovo Benoni Ambarus. Una sollecitazione che, al di là del valore ecclesiale, suona come un severo monito per la politica: senza alleanze e riforme lungimiranti sul lavoro e sul welfare locale, l’eccezione italiana rischia di trasformarsi in una cronica e irreversibile normalità.

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