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Economia

L’inflazione si mangia bonus, sgravi fiscali e aumenti salariali

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Il Quotidiano Nazionale scrive di bonus, sgravi fiscali, aumenti salariali. Dal 2022 l’inflazione – come un gigante rinvigorito da vent’anni di letargo – sta distruggendo tutto quanto incontra sulla propria strada. A settembre il carovita ha accelerato ancora: +4,2% (ad agosto era +3,3%), il dato più alto dal settembre 2023. Nel concreto, quello che un anno fa si poteva acquistare con 100 euro, oggi costa 104,20 euro. Ad essere cresciuti di più sono i prezzi dell’energia, schizzati da +18,6% a +25,8% (regolamentati) e da +17% a +22,5% (non regolamentati). Gli alimentari non lavorati sono passati da +3,8% a +5,5%. Sale ancora anche la curva dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +2,9%) e dei trasporti (da +0,8% a +1,6%). L’inflazione media annua è arrivata al 3,1%.

I salari, invece, retrocedono, almeno nel valore reale, ovvero i beni e i servizi che un consumatore è in grado di acquistare. Negli ultimi 35 anni, lo stipendio medio – in relazione alla dinamica dei prezzi – è diminuito del 2%. Nel resto dell’Europa, invece, è cresciuto: +36% la variazione media secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Il confronto con i Paesi Ue è impietoso: la cifra media lorda italiana di 36.594 euro “paga“ quasi 10mila euro ai francesi (45.964) e 30mila euro ai tedeschi (66.700 euro). Solo la Spagna (32,678 euro) insegue, ma con un trend in crescita negli ultimi 35 anni per quanto riguarda il salario reale: +16%. I soldi da spendere sono meno: -0,4% rispetto a un anno fa, dice anche l’Istat.

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