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Legge sul fine vita, per la presidente dell’Umbria è lo Stato che deve intervenire

“È il Parlamentoche deve farsi carico di legiferare su un tema così importante, tanto importante che non troviamo le parole per definirlo”. Così Stefania Proietti, civica, presidente della Regione Umbria (centrosinistra), che non ha partecipato al voto della legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, approvata giovedì a maggioranza dall’assemblea regionale. Proietti lancia un appello al Governo perché si faccia carico “di un tema di assoluta importanza dal punto di vista etico e morale, che in fin dei conti è la vita” e perché garantisca alle Regioni “i fondi necessari a potenziare il welfare e in particolare l’assistenza domiciliare e le cure palliative”.L’intervista è sul Quotidiano Nazionale.

Il voto umbro nasce dalla battaglia di Laura Santi, affetta da una forma progressiva di sclerosi multipla, che ha scelto il suicidio assistito a luglio 2025: in suo nome è stata presentata la proposta di legge approvata due giorni fa.

Presidente Proietti, perché non ha partecipato al voto?

“Credo che innanzitutto la vita debba essere sempre messa al centro di qualunque nostra azione. Sono convinta che per un tema di questa portata il percorso da seguire sia nazionale, una sede più alta: credo che il Parlamento debba farsene carico. E poi avrei voluto avere più tempo, e l’ho anche chiesto all’Assemblea, per parlarne di più, e meglio, con i cittadini. Per comunicare quello che stavamo facendo. Non significa mettere la testa sotto la sabbia, ma dare il peso che merita a un tema per il quale non troviamo neanche le parole”. 

Essere stata a lungo sindaca di Assisi, simbolo del cattolicesimo in Umbria e in Italia, ha influenzato la sua decisione?

“No, assolutamente no. Io mi sento parte dello Stato, delle Istituzioni. La mia storia personale, semmai, ha inciso di più quando ho seguito la vicenda di Laura Santi. Ho scelto una posizione diversa dalla mia maggioranza, spiegandone in aula i motivi, nel massimo rispetto dell’istituto della legge di iniziativa popolare”.

La sua scelta ha creato mal di pancia nella maggioranza che la sostiene?

“No, niente affatto. In una coalizione i distinguo possono, devono esserci. Abbiamo affrontato il tema in maniera franca e schietta, nel rispetto ciascuno delle posizioni dell’altro. Anzi, voglio ringraziare l’Assemblea legislativa dell’Umbria che ha mostrato un’elevata postura morale e politica in un momento così delicato e importante”. 

Lei ha conosciuto Laura Santi: dalla sua storia è nata la battaglia che ha portato all’approvazione della legge. Ha avuto modo di parlarle, cosa vi siete dette?

“Laura aveva un’intelligenza viva e brillante. La sua richiesta è arrivata in Regione il 4 marzo 2025 e, dopo uno stop da lei stessa deciso, il 21 luglio il percorso è stato portato a compimento. Ho dovuto pensare a quello che c’era da fare: avremmo potuto istituire l’ennesimo comitato etico, non lo abbiamo fatto per rispetto suo e della sua dignità di persona. Anche se non nascondo di aver sperato che ci ripensasse. Con Laura ho parlato a lungo, mi ha raccontato la sua storia, la sua fatica e quella di chi le stava vicino. E mi ha detto in cosa, come Regione, abbiamo mancato. Lasciandomi un testamento: migliorare il sistema dell’assistenza domiciliare integrata e le cure palliative. Per questo chiederò al più presto fondi al Governo”. 

Cosa direbbe a Laura oggi, dopo l’approvazione della legge?

“Che mi sto battendo per avere le risorse necessarie a dare a tutti i cittadini quelle cure e quella carezza per cui, anche nella malattia, le persone possano sentirsi abbracciate tanto da non voler arrivare a chiedere di morire”.

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