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Transizione ecologica

La ricetta di Chicco Testa per superare le diffidenze delle rinnovabili

Chicco Testa sul Quotidiano Nazionale presenta una ricetta per superare le diffidenze sulle rinnovabili.

Chi sono i nemici delle rinnovabili? Risposta di pragmatica: gli amici dei fossili che vogliono mantenere il loro predominio, la burocrazia che non rilascia le autorizzazioni, i comitati locali che si oppongono. Cerchiamo invece di capire meglio e proporre una risposta meno scontata. Cominciamo proprio da quasi ultimi, i comitati. In ogni parte di Italia, moltiplicandosi come funghi, nascono comitati che si oppongono non a tutti i progetti, ma da alcuni di essi. Spesso sono animati da ambientalisti che si battono per la transizione energetica, non quindi trogloditi che pensano che il carbone sia meglio del sole. Ma anche Regioni e Enti Locali spesso hanno obiezioni e ha fatto notizia la Sardegna guidata da una pentastellata che ha deciso una moratoria.

Le cose non sono quindi semplici. Non mi piace parlare di speculazioni. Gli investitori nelle rinnovabili, grandi e piccoli, perseguono un obbiettivo, anche un legittimo guadagno certamente, sulla base della legislazione vigente. Fanno insomma il loro mestiere. Ma molti dei progetti presentati hanno caratteristiche assolutamente incompatibili con le peculiarità del territorio italiano, con la storia e la cultura che in esso sono incarnate. Progetti che prevedono enormi torri eoliche, più di 200 metri di altezza, 160 metri di apertura alare, non nei mari del Nord Europa, ma sulle colline toscane, emiliane, umbre, o campi fotovoltaici di centinaia di ettari su terreni agricoli che contribuiscono alle caratteristiche essenziali di questi territori, sono completamente fuori scala e ingiustificabili. Nel caso dell’eolico è necessario poi sventrare la viabilità locale, spesso costituita da piccoli tratturi o modeste vicinali sterrate, abbattere ettari di bosco per trasportare le varie enormi componenti.

Prevalentemente questi progetti riguardano zone interne dell’Italia centromeridionale. Aree che dopo l’emigrazione verso le città e la costa si stanno ricostruendo una loro identità e una loro missione, proprio sfruttando la scarsa densità di popolazione e la bellezza del territorio. Il buio e il silenzio. Una miriade di investimenti è stata fatta negli anni, migliaia di agriturismi partiti da condizioni elementari hanno migliorato la loro ricettività e offrono servizi sempre migliori a prezzi per tutte le tasche. Un discreto turismo privato si è insediato, ristrutturando casali in via d’abbandono e creando un notevole indotto di servizi vari, dalle manutenzioni al tempo libero. Giovani agricoltori cercano nicchie di mercato di pregio, vigne e uliveti sono tornati a popolare aree agricole abbandonate. Dal punto di vista economico i benefici portati dalla nuova produzione di elettricità sarebbero ampiamente superati dalla perdita di valore di tutti gli investimenti già fatti.

La Regione Emilia-Romagna ha posto limiti severi ai nuovi impianti e contemporaneamente indicato le aree di minore pregio dove si possono realizzare. La Regione Toscana, che porta la responsabilità di un territorio che soprattutto nelle aree interne presenta caratteri storici irripetibili e non divisibili, territorio che sarebbe modificato in modo irreversibile per decenni e decenni e probabilmente per sempre, si appresta a varare una legge che pone limiti altrettanto severi. Può anche farsi vanto del merito di ospitare i maggiori centri di produzione di energia rinnovabile di origine geotermica, che sarà ulteriormente sviluppata.

Allora la responsabilità maggiore del dissenso e delle proteste sta forse in chi propone progetti e interventi che inevitabilmente sollevano dubbi e forti opposizioni. Chi visita la Capitanata, ormai una selva inestricabile di pale eoliche o la Tuscia con il territorio agricolo coperto da migliaia di ettari di pannelli, sa di che cosa parlo. Per fare le rinnovabili bisogna farle amare, non odiare. Bisogna che siano accolte non respinte. Sulle colline italiane non c’è spazio per le torri eoliche e per altro c’è anche poco vento e quindi poca energia prodotta. Il gioco vale la candela? L’energia solare ha bisogno di progetti con estensioni minori, frazionati in luoghi diversi, dotati delle necessarie schermature vegetali. Oggi ci sono campi solari che sono visibili da chilometri di distanza. Forse una pausa di riflessione è necessaria prima di tutto da parte degli operatori. Perché farsi odiare quando ci si può fare amare?

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