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Sanità’

La retorica della malattia come battaglia individuale è sbagliata e dannosa, per la guarigione ci si affida a medici e farmaci

African American female scientist working in laboratory focusing on microscopic examination wearing lab coat and safety glasses carefully analyzing results with precise concentration

Concita De Gregorio su La Repubblica sostiene che la retorica della malattia come battaglia individuale sia sbagliata e dannosa, perché finisce per attribuire al malato la responsabilità della guarigione e, implicitamente, della morte. Non si combatte contro il proprio corpo, contro un cancro o contro un organo malato: le malattie si affrontano affidandosi alla medicina, ai medici e ai farmaci. La volontà personale può aiutare a sopportare cure lunghe e dolorose, ma non determina l’esito della malattia. Cura e guarigione, sottolinea De Gregorio, sono infatti due cose diverse: la prima è un processo fatto di competenza, attenzione, ascolto e anche affetto; la seconda è un risultato che non dipende soltanto dalla volontà del paziente. La vera battaglia, secondo De Gregorio, è collettiva e politica. Consiste nel pretendere investimenti nella ricerca scientifica, condizioni dignitose per i ricercatori e soprattutto un Servizio sanitario nazionale adeguatamente finanziato, con personale, strutture e apparecchiature sufficienti a garantire a tutti il diritto alla salute. Il modello è quello istituito nel 1978, fondato sull’universalità delle cure indipendentemente dal reddito o dalla provenienza. Il progressivo favore accordato alla sanità privata, il ricorso ai medici a gettone e l’indebolimento delle strutture pubbliche producono invece liste d’attesa che spingono chi può permetterselo verso il privato. De Gregorio conclude che occorre abbandonare espressioni come «guerriero», «trincea», «resistere», «vincere» o «essere sconfitti», perché le parole costruiscono il modo in cui viene vissuta e interpretata la malattia. Anche trasformare una disgrazia in un’opportunità è una distorsione: perdere la salute non è una fortuna, anche se ciascuno può decidere come reagire a ciò che gli accade. La battaglia necessaria non è dunque quella solitaria del malato contro la propria malattia, ma quella comune di malati e sani per ricostruire un diritto alla salute realmente universale e finanziato con risorse adeguate.

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