La possibile integrazione tra Banco Bpm e Monte dei Paschi passa da Crédit Agricole, il cda di Rocca Salimbeni il 6 agosto
La possibile integrazione tra Banco BPM e MPS, pensata per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo su Siena, è legata alla posizione di Crédit Agricole. Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza e rilanciato da Advisoronline, Piazza Meda e Rocca Salimbeni potrebbero definire il progetto entro il 6 agosto, quando il consiglio di amministrazione di Mps esaminerà i risultati del primo semestre.
Il passaggio decisivo sarà il sostegno della banca francese, primo azionista di Banco BPM con il 29,3%. La fusione dovrebbe essere approvata dalle assemblee straordinarie dei due istituti e, sulla base dell’affluenza registrata ad aprile, un voto contrario o anche l’astensione di Agricole potrebbe compromettere l’operazione.
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio (nella foto) a dovranno quindi costruire una proposta capace di convincere il socio francese e, allo stesso tempo, di tutelare gli azionisti delle due banche. Il nodo centrale sarà il concambio, che dovrà risultare più conveniente per i soci di MPS rispetto all’offerta di Intesa, senza determinare una diluizione eccessiva per quelli di Banco BPM.
L’offerta di Intesa prevede 1,6 azioni di nuova emissione e un euro in contanti per ogni titolo MPS. Ai valori indicati da MF, il corrispettivo implicito è pari a 11,144 euro per azione. Per essere più competitiva, la fusione potrebbe prevedere un rapporto compreso tra 0,75 e 0,77 azioni Banco BPM per ogni azione MPS.
Con il titolo del Banco a 15,7 euro, Siena verrebbe valorizzata tra 11,78 e 12,09 euro per azione, con un premio compreso tra il 3,8% e il 6,6% rispetto alle quotazioni di MPS e tra il 5,7% e l’8,5% rispetto al valore implicito dell’offerta di Intesa.
La diluizione per gli azionisti di Banco BPM potrebbe essere compensata dalle sinergie, stimate in oltre 1,1 miliardi di euro lordi annui: più di 650 milioni di risparmi sui costi e oltre 450 milioni di ricavi aggiuntivi.
Il concambio, però, potrebbe non essere sufficiente a ottenere il via libera di Crédit Agricole. Per convincere Parigi potrebbe servire un accordo industriale più ampio, capace di rafforzare il ruolo del gruppo francese nella banca nata dalla fusione.
Crédit Agricole è già uno dei principali partner commerciali di Banco BPM e, secondo le simulazioni di alcune banche d’affari richiamate dal quotidiano, potrebbe vedere estesa all’intera rete del nuovo gruppo la distribuzione dei prodotti di Agos Ducato nel credito al consumo e di Amundi nel risparmio gestito. La maggiore dimensione della banca risultante dall’integrazione allargherebbe quindi il perimetro commerciale delle società del gruppo francese.
Un altro tassello potrebbe riguardare il comparto assicurativo. Alla scadenza dell’attuale accordo con AXA, prevista nel 2027, Crédit Agricole potrebbe candidarsi a diventare il nuovo partner della banca, ottenendo così un ulteriore canale di distribuzione per i propri prodotti.
Sul tavolo potrebbero finire anche alcune filiali in eccesso generate dalle sovrapposizioni territoriali tra Banco BPM e MPS. La cessione di parte degli sportelli per ragioni antitrust consentirebbe ad Agricole di rafforzare la propria presenza in Italia.
Il sostegno alla fusione potrebbe quindi offrire alla banque verte un ritorno su più fronti: una rete più ampia per Agos Ducato e Amundi, un possibile ingresso nella bancassicurazione del nuovo gruppo, l’acquisizione di sportelli e un maggiore peso nelle fabbriche prodotto, a cominciare da Anima.





