La festa di Halloween, tempo di streghe e di magia
Roberto Pizzi.
E’ da tempo che alla sera del 31 ottobre si celebra anche in Italia la festa di Halloween, parola che in inglese significa vigilia della festa di Ognissanti, derivata dalla contrazione in unico termine dell’espressione All Hallow’s Eve, oppure All Hallows’Even (con “eve” che sta per vigilia; oppure con “even”, sera, che sostituisce il termine vigilia). Ripresa dall’antico rito celtico di Samhain che celebrava la fine dell’estate, la notte di quel giorno era considerata la più magica dell’anno, quella in cui il velo posto tra il mondo terreno e l’Aldilà diventava più sottile e, raccolti davanti al fuoco, si aspettava il ritorno dei propri morti nella famiglia, mentre le streghe esaltavano le loro arti divinatorie ed andavano a celebrare il grande Sabba. Ma chi erano queste Streghe che da sempre hanno turbato l’inconscio umano? Personaggi scaturiti dall’universale mondo della magia presente in tutte le culture e in tutti i tempi, nel mondo classico erano chiamate con la parola strix, termine latino che indicava un rapace uccello notturno, forse il barbagianni. Le striges (dette anche lamiae) erano immaginate, dunque, come terribili creature dall’aspetto di donne-uccello che si procuravano la metamorfosi grazie ad un unguento e si recavano in volo a compiere nefande scorribande contro gli uomini e i bambini del cui sangue si alimentavano. Orazio ne parla nel suo trattato sull’Arte Poetica, Petronio ne tratta nel Satyricon e Lucio Apuleio nelle Metamorfosi (o Asino d’Oro), mentre Ovidio individuava la loro origine nella Marsica, fra i monti Sibillini e il Matese. Successivamente, nel mondo cristiano, la figura pagana della strega veniva arricchita dall’apporto di elementi celtici, germanici, slavi. Il cristianesimo dei Padri della Chiesa aveva condannato ogni forma di cultura magica che poteva essere usata dal ceto intellettuale gnostico, ma poi, nell’alto medioevo, aveva cessato la repressione non scorgendo più pericoli nella magia. Le cose cambiarono dopo le crociate, quando la contaminazione fra oriente e occidente riportò in Europa l’attenzione sugli studi naturalistici e astrologici mescolati a veri e propri trattati di magia. Tra il Duecento e il Quattrocento una parte della magia si indirizzò verso la scienza, con la figura dell’alchimista intento alla ricerca della pietra filosofale e della trasformazione del vile metallo in oro, ma che finì poi per prestare attenzione a quei principi che stanno alla base della moderna chimica. Un altro ramo indirizzò la sua azione verso il tentativo di dominare il fato e volgerlo a proprio favore nell’immediato di una lotta politica o militare, permettendo ai suoi astrologi e maghi di trovare buona accoglienza nelle corti signorili (particolarmente in quelle ghibelline, avverse al papato). Come sottoprodotto della “magia del potere” tipica delle corti, a livello più basso, popolare, ci si accontentava del ricorso alla stregoneria. Ma le persecuzioni contro gli eretici nel corso del Duecento avevano sviluppato l’apparato inquisitorio della Chiesa, la quale, nel secolo successivo, equiparò tutta la magia all’eresia. Nella precarietà esistenziale del Trecento, sconvolto dalla crisi del pontificato e della Chiesa, dalle carestie e dalle epidemie, si fecero acute le paure collettive che dettero corpo all’idea del complotto, una costante della storia umana, frutto di un meccanismo mentale molto radicato che cerca, probabilmente, di dare risposte all’ansia di capire l’incapibile, nell’illusione di trovare una risposta razionale alla comprensione di ciò che è oscuro ed alleviare, così, le sofferenze di fronte all’impossibilità di conoscere tutto, in particolare il risvolto nascosto degli avvenimenti. Lo stereotipo della strega moderna prende forma allora, andando ad identificarsi in personaggi femminili che stavano già ai margini della società, donne nubili o anziane vedove, anche portatrici di una cultura alternativa, che conoscevano il potere curativo di certi elementi naturali e che si rendevano colpevoli di praticare la magia operando guarigioni, facendo fatture o aiutando le donne a partorire o ad abortire. La crescente diffidenza indirizzata già verso i gruppi marginali ed ereticali, si estese contro quegli individui che per il volgo disponevano di una forza che si poteva utilizzare positivamente per risolvere aspetti pratici della vita, contro le malattie, contro gli incantesimi, contro i nemici, ma che essendo incontrollabile e discrezionale, si temeva potesse essere usata per causare danni alla collettività. Da qui alla “caccia alle streghe” il passo fu breve: la bolla Summis desiderantes affectibus di papa Innocenzo VIII (1484) ed il famoso trattato Malleus maleficarum (il martello delle streghe) del 1487, fornirono un serbatoio teorico per iniziare una serie di persecuzioni destinate ad intensificarsi nel corso dei due secoli successivi in tutta la Cristianità – fino alle soglie dell’illuminismo – e ad espandersi anche nel mondo protestante e nel nuovo Continente dove nello Stato-Chiesa del Massachussets il fanatismo puritano esplose nel sanguinoso processo alle streghe di Salem. Fra queste crudeli pagine di storia moderna, che coinvolsero migliaia di donne costrette a fare i conti con l’Inquisizione e con l’isteria popolare, è da ricordare anche il doloroso processo alle streghe di Triora, paesino dell’entroterra ligure che venne sconvolto, nel 1588, dalla psicosi collettiva del maleficio.





