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La difesa della libertà è diventato uno sport olimpico

“La difesa della libertà, da qualche tempo a questa parte, è diventata, in Italia – scrive il direttore Claudio Cerasa sul Foglio – una disciplina speciale, praticamente olimpica, sostanzialmente a cinque cerchi: piace a tutti, si porta sempre, è comoda, permette di autoattribuirsi patenti di grande presentabilità. Se difendi la libertà, qualunque essa sia, non puoi che esserne un paladino, o se volete un tedoforo, o almeno questo è il ragionamento di chi usa la difesa della libertà per autoassolversi da tutti i peccati. A difesa della libertà, negli ultimi giorni, si sono mossi in tanti, per le ragioni più varie. Si è mossa la destra, con tutto il governo, ma proprio tutto, per protestare con forza contro la clamorosa esclusione da Sanremo del comico Andrea Pucci (tesi: è stata la sinistra “liberticida” a spingere Pucci lontano da Sanremo). Si è mossa la sinistra, in modo compatto, per protestare contro le misure “liberticide” del governo sulla sicurezza (tesi: la destra ha consentito agli estremisti di andare in piazza a picchiare i poliziotti per portare in Consiglio dei ministri provvedimenti ispirati alla dottrina securitaria). Si sono mossi molti attivisti e manifestanti negli ultimi giorni per difendere il mondo libero dalla presenza anche alle Olimpiadi dell’Ice, della Immigration and Customs Enforcement americana (tesi: gli organizzatori delle Olimpiadi che consentono di portare in Italia una forza di polizia che in America si è macchiata di delitti ingiustificabili sono essi stessi complici di quei delitti). La difesa della libertà, specie quando quella libertà è facile da difendere, è come l’immersione nelle acque del Giordano: purifica. Ma quando la difesa della libertà viene messa in campo su questioni simboliche o marginali e viene tolta invece dal campo quando le questioni sono più complesse e dunque sostanziali, risulta evidente che i difensori della libertà somigliano più ad apprendisti stregoni che ad argini contro gli istinti liberticidi che vi sono in giro per il mondo. Sarebbe dunque prezioso, in queste ore, vedere schierati a difesa della libertà di Jimmy Lai, editore di Hong Kong, fondatore dell’Apple Daily, già in carcere per aver difeso la libertà di stampa, condannato ieri a una pena di vent’anni per aver provato a difendere le libertà civili a Hong Kong e per questo giudicato colpevole dal regime cinese di cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere, tutti coloro che hanno speso molto tempo nelle ultime ore a difendere il diritto di satira di Andrea Pucci”.

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