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La chiamata dei residenti al 112 e la ricostruzione dei 39 minuti prima del decesso

Ariel Piccini Warschauer.

Trentanove minuti sospesi tra le telefonate concitate di un condominio in allarme e il drammatico epilogo sull’asfalto del quartiere Pilastro, una delle zone più difficili di Bologna, da sempre sospesa tra illegalità e clandestinità. È in questo finestra temporale che si racchiude la morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto a Bologna durante un fermo di polizia in via Italo Svevo. Mentre sui social network continua a rimbalzare un filmato di appena due minuti girato dal balcone di un palazzo — sufficiente per scatenare reazioni immediate nell’opinione pubblica —, la Procura di Bologna sta ricomponendo un quadro ben più lungo e articolato, invitando tutti ad attendere l’esito degli accertamenti prima di trarre conclusioni affrettate.

La sequenza dei fatti prende avvio attorno alle 12:15, quando il centralino del numero unico di emergenza 112 riceve diverse segnalazioni da parte dei residenti: un uomo in forte stato di alterazione e agitazione si sta scagliando con violenza contro un automobilista che cercava di accedere al garage condominiale. La centrale invia immediatamente le pattuglie sul posto.

All’arrivo della prima volante della Polizia di Stato, la situazione appare subito critica. Fakir si mostra in evidente stato di crisi psicofisica, arrivando a scagliarsi anche contro la vettura di servizio. Constatata la gravità dello stato mentale dell’uomo, gli agenti allertano d’urgenza i sanitari del 118 per richiedere un intervento medico specialistico.

Successivamente, di fronte alla difficoltà nel contenere la resistenza fisica del 42enne, i poliziotti fanno ricorso allo spray urticante al peperoncino (oleoresin capsicum) per immobilizzarlo e condurre l’arresto in sicurezza.

Venti minuti dopo la prima chiamata di soccorso, gli operatori dell’ambulanza sollecitano l’invio dell’automedica, che parte dall’ospedale Maggiore di Bologna e giunge in via Svevo alle 12:42. Undici minuti più tardi, alle 12:53, i medici non possono fare altro che constatare il decesso dell’uomo.

Spetterà ora all’autopsia, agli accertamenti tossicologici e alla perizia sui filmati integrali acquisiti dagli inquirenti fare luce sulle cause reali della morte: si dovrà chiarire se lo spray abbia avuto un ruolo concorsuale, se fossero presenti patologie pregresse non note e se le manovre di contenimento adottate dagli agenti siano state conformi ai protocolli di servizio.

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