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Politica

Italia esclusa dal vertice Nato sull’Ucraina e protesta Conte che vuole il disimpegno dall’Ucraina

I Gruppi Parlamentari “Movimento 5 Stelle” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati,al termine del colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,in occasione delle consultazioni (foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Mario Lavia su Linkiesta scrive che è difficile immaginare una protesta più indecente del Movimento 5 Stelle come quella per l’esclusione dell’Italia dal vertice sull’Ucraina tra Nato, Francia, Gran Bretagna e Germania in programma a Bruxelles. Giuseppe Conte è andato su tutte le furie strillando che Giorgia Meloni non conta niente. Il che è vero. Ma sentire proprio lui denunciare l’irrilevanza internazionale dell’Italia ha qualcosa di grottesco. Il leader di un partito al quale del destino dell’Ucraina interessa meno di zero scopre improvvisamente il patriottismo diplomatico? Dovrebbe semmai compiacersi del fatto che il nostro Paese venga tenuto ai margini delle sedi in cui si decide il sostegno a Kyjiv. Dovrebbe caso mai applaudire una Meloni che da tempo ha disertato la battaglia, come dimostra anche il ritardo ormai imbarazzante nell’invio del nuovo pacchetto di aiuti. Del resto, il faro politico dell’avvocato del populismo, Marco Travaglio, ha pensato bene di scrivere ieri una frase che restituisce tutto il suo abisso morale: «Fra Draghi e Meloni abbiamo buttato via la miseria di venti miliardi». Buttati via venti miliardi. È difficile trovare parole più vergognose. Perché quei soldi non sono stati gettati al vento: hanno contribuito a tenere in piedi l’Ucraina, a impedire che la Russia raggiungesse i suoi obiettivi militari, a difendere la credibilità dell’Europa.

Sulla stessa lunghezza d’onda Conte, che con il Cremlino ha intrattenuto rapporti sempre assai cordiali, fino a consentire che gli articolati dell’Armata russa circolassero indisturbati per l’Italia nei giorni della prima ondata pandemica, lavora per preparare il disimpegno italiano, chiamandolo pace. Basta finanziamenti alla resistenza ucraina, basta sostegno a Volodymyr Zelensky. Prego, signor Putin, si accomodi: il Donbas è suo, e magari anche qualcosa in più, se vuole.

Per fortuna la Nato e i principali Paesi europei si riuniscono per fare il punto sulla situazione militare e politica. Nessuno ignora i segnali incoraggianti emersi nelle ultime settimane, anche grazie alla mediazione della Santa Sede, a cominciare dalla vicenda di Oleshky. Ma da Mosca, finora, non è arrivato un solo gesto concreto che autorizzi a immaginare una pace fondata sul rispetto dei diritti e della sovranità ucraina. Al contrario, basta che si apra uno spiraglio perché un Sergey Lavrov o una Maria Zakharova provvedano a richiuderlo. Altro che mediatore europeo. Purtroppo.

Conte osserva e alimenta la demagogia che avvolge le manifestazioni giovanili: basta armi, facciamo gli ospedali. Uno slogan che, presentato così, ha una sua presa emotiva innegabile. Certo che bisogna fare gli ospedali. Ma bisogna anche impedire che l’Europa venga consegnata alla legge del più forte: le due cose non sono alternative e chi le presenta in opposizione mente. È precisamente questo che la politica dovrebbe avere il coraggio di spiegare, e infatti è ciò che ripete da tempo Sergio Mattarella ed è, al netto delle contraddizioni e delle oscillazioni, la posizione del Parlamento. Con le eccezioni ormai ben riconoscibili di Conte, Nicola Fratoianni e Roberto Vannacci. E con l’aggiunta, sempre più esplicita, di Matteo Salvini, che ha annunciato che la prossima volta voterà in Parlamento insieme ai suddetti.

Certo, Meloni ha progressivamente abbandonato la politica estera, che pure era stata il suo principale atout nella prima metà della legislatura. Probabilmente si è accorta che la politica estera è una cosa troppo difficile e che peraltro non porta voti: meglio le targhe personalizzate. Vedremo se il campo largo avrà il coraggio di dire, nel programma che già s’indovina infarcito di barocchismi, se sta con gli europei o con Putin, Vannacci, Le Pen. Se prevarrà Conte o la posizione di Lorenzo Guerini che auspica un incremento degli aiuti a Kyjiv. Elly Schlein sta con il primo o con il secondo? Per fortuna esiste ancora la Nato. Ci sono ancora Emmanuel Macron e Friedrich Merz, c’è Andy Burnham. E soprattutto esistono gli ucraini, che combattono ogni giorno non soltanto per la loro indipendenza ma anche per la nostra libertà. Malgrado Conte e quelli come lui

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