Blog - Stefano Bisi
Fondato da Stefano Bisi
Q8
Economia

Indebitamento delle famiglie italiane per far fronte alle spese quotidiane sfiora i 178 miliardi

L’indebitamento delle famiglie italiane per far fronte alle spese quotidiane e all’acquisto di beni durevoli ha raggiunto livelli significativi, sfiorando i 178 miliardi di euro nel 2025, se si escludono i mutui per la casa. Questo dato, elaborato dall’Ufficio Studi della CGIA, evidenzia un aumento del 62% negli ultimi nove anni, traducendosi in una crescita assoluta di circa 68 miliardi di euro rispetto al 2016. Di questi 178 miliardi, 127 miliardi sono stati erogati dalle banche e 51 miliardi dalle società finanziarie. 

Se a questa cifra sommiamo i 447,5 miliardi di euro di mutui per l’acquisto di abitazioni, che coinvolgono 3,8 milioni di famiglie, e altre forme residuali di prestito, il debito complessivo privato sale a 612,6 miliardi di euro. Analizzando il solo mercato immobiliare, nel 2025 sono stati accesi 382.389 nuovi mutui in Italia, trainati dalla Lombardia con quasi 94 mila sottoscrizioni, seguita dal Veneto con oltre 39 mila e dall’Emilia Romagna con circa 38 mila. 

La spinta a richiedere prestiti deriva da due fattori principali: la necessità di liquidità immediata per spese impreviste o per arrivare a fine mese, e l’acquisto di beni durevoli come automobili, elettrodomestici e mobili, che in passato venivano spesso comprati attingendo ai risparmi. L’inflazione degli ultimi anni ha eroso il potere d’acquisto, spingendo soprattutto il ceto medio a ricorrere al credito al consumo per mantenere inalterato il proprio tenore di vita a fronte di stipendi e pensioni sostanzialmente fermi. 

L’indebitamento a breve termine rappresenta un’arma a doppio taglio: da una parte sostiene l’economia spingendo i consumi, che valgono il 60% del Pil nazionale, ma dall’altra diventa pericoloso se cresce più rapidamente dei redditi. La Banca d’Italia suggerisce infatti che l’incidenza totale delle rate sul reddito mensile non dovrebbe superare la soglia del 30-33% per evitare il rischio di sovraindebitamento. Un ulteriore elemento di pressione è rappresentato dal costo del denaro. 

Mentre il Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG) sui mutui per l’acquisto della casa è rimasto invariato tra la fine del 2025 e luglio del 2026, fermandosi al 3,81%, quello applicato al credito al consumo ha subito un rincaro di 41 punti base, raggiungendo il 10,38% a luglio 2026. Questo tasso ha registrato una crescita costante dal 7,64% del 2021, trainata dalle fiammate inflazionistiche e dalle conseguenti strette della BCE, che ha portato il tasso sui rifinanziamenti al 2,65%. 

A livello geografico, l’esposizione media nazionale al credito al consumo si attesta a 6.657 euro per famiglia, segnando un rincaro del 4,9% rispetto al 2024. Le famiglie più esposte risiedono in Umbria, con un debito medio di 7.514 euro, seguite da quelle della Toscana con 7.399 euro e della Sicilia con 7.383 euro. Al contrario, le regioni meno indebitate sono il Trentino Alto Adige con 3.824 euro, la Basilicata con 5.536 euro e il Friuli Venezia Giulia con 5.845 euro. 

Scendendo nel dettaglio provinciale, Siracusa guida la classifica delle aree dove le famiglie sono più esposte con un debito a breve di 8.437 euro per nucleo, precedendo Massa-Carrara con 8.373 euro, Lodi con 8.280 euro, Pistoia con 8.168 euro e Pisa con 8.091 euro. Le province in cui il debito è cresciuto maggiormente nell’ultimo anno sono state Pistoia e Ravenna, entrambe con un balzo del 7,1 per cento. Le zone con la minore incidenza di debiti a breve termine si concentrano invece all’estremo Nord, con Bolzano che registra il valore più basso d’Italia pari a 3.106 euro, seguita da Sondrio con 4.400 euro e Trento con 4.524 euro. Lo scrive Euroborsa.

Q8
Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti

Altre notizie da ECONOMIA

Tutte →