In tanti parlano di accoglienza ma alla prova dei fatti nascono i problemi e le chiusure
In tanti parlano di accoglienza, ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti cominciano i problemi. Il caso di Abbadia San Salvatore, il comune in provincia di Siena, è emblematico. Ne parla La Nazione. Il sindaco si oppone alla creazione di un unico Centro di accoglienza straordinario (Cas) per extracomunitari in un albergo di proprietà della famiglia di un assessore. Al quale poi ritira le deleghe: “Differenti interpretazioni del ruolo”, ha spiegato il primo cittadino.
Accade ad Abbadia San Salvatore, sull’Amiata in provincia di Siena, dove sono ospitati 150 immigrati, inizialmente divisi in tre piccoli hotel che oggi sono malridotti.
La cooperativa “Chiaro di Luna” – che gestisce l’accoglienza – ha deciso di raggrupparli in un solo albergo, non in uno dei tre che li ospitava finora ma in uno nuovo. La struttura ha complessivamente novanta posti letto, ma all’interno si possono sistemare tutte le centocinquanta persone che soggiornano nei tre piccolo hotel da sostituire.
Il nuovo albergo scelto per l’ospitalità, uno dei più grandi di Abbadia San Salvatore, è ubicato a poche decine di metri da un istituto scolastico e dalle aree sportive e così il sindaco Niccolò Volpini si oppone alla nuova sistemazione, manifestando preoccupazioni per l’ordine pubblico e per la serenità dei cittadini e dei turisti.
La contrarietà del primo cittadino ha finito per incidere sulla giunta che governa Abbadia San Salvatore, di centrosinistra, perché la famiglia dell’assessore al bilancio Leonardo Rappoli è la proprietaria dell’hotel individuato come nuova ‘casa’ dei migranti. E alla fine gli sono state revocate le deleghe. L’ex assessore non era stato eletto in consiglio comunale, ma aveva ottenuto la nomina del sindaco come tecnico di fiducia. Fino al caso dell’albergo, anche se Rappoli, non ha avuto un ruolo nella scelta della famiglia. E la scelta di raggruppare tutti gli stranieri in un unico albergo ha fatto esplodere il problema.
Il sindaco si è rivolto alla prefettura per ribadire e spiegare la sua contrarietà all’aggregazione del gruppo dei migranti. E nell’occasione ha ribadito che il suo comune è quello che, con oltre il dodici per cento di presenze di extracomunitari, ospita il più elevato numero di richiedenti asilo in rapporto ai residenti.
“Non siamo contrari a progetti di solidarietà – sottolinea il primo cittadino – chiediamo solo il rispetto delle regole. Sui Cas esistono precise norme. Ad iniziare da quella del ’tetto’ da destinare ad ogni comune. Nel nostro caso è stato abbondantemente superato. Ritengo che simili centri debbano svolgere l’attività in aree decentrate, non in un paese. Chiedo che si organizzino attività di inclusione, consapevole del fatto che la durata della loro permanenza in una località non è mai predefinita. C’è anche il rischio di avviare corsi o attività di inclusione per chi poi viene trasferito, spendendo inutilmente delle risorse”.
Ieri mattina il sindaco ha ricevuto i dirigenti della cooperativa che gestisce il Cas ad Abbadia San Salvatore per chiarire la sua posizione. Oggi invece incontrerà i rappresentanti degli schieramenti che siedono in consiglio comunale. Non solo, Volpini ha invitato anche il prefetto in paese: “Così potrà rendersi conto che questo non è il posto adatto per loro. Questo problema – aggiunge il sindaco – non ha un colore politico. E’ un problema di prevenzione, preoccupazione, che investe tutti. Non siamo contrari alla presenza di extracomunitari, ma chiediamo e auspichiamo che tutti i comuni facciano la loro parte”.





