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Il rettore dell’università per stranieri di Siena contro il tetto dei bambini stranieri in classe

“Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui bambini stranieri nelle scuole italiane meritano qualche precisazione”. A sostenerlo Tomaso Montanari (nella foto), rettore dell’Università per Stranieri di Siena, insieme al collega di Perugia Valerio De Cesaris, intervenendo sul dibattito riguardante la presenza di alunni con cittadinanza non italiana nel sistema scolastico nazionale. Ne parla il Corriere di Siena.

Montanari ricorda innanzitutto che la gran parte di coloro che sono censiti come “studenti stranieri” – o, più correttamente, “alunni con cittadinanza non italiana” – sono nati in Italia e qui hanno sempre vissuto: 607 mila su 931 mila, oltre il 65%. Ciò non toglie, aggiunge, che anche il restante 35%, composto da minori nati all’estero e arrivati in Italia da piccoli, abbia pieno diritto alla scuola e a un trattamento paritario rispetto ai compagni, “poiché sempre di bambini si tratta”.

I 931 mila alunni Cni rappresentano l’11,6% della popolazione scolastica italiana, con un’incidenza più elevata nella scuola primaria (13,7%), rispetto alla secondaria di primo grado (12,6%) e a quella di secondo grado (9%). La presenza varia molto da regione a regione: oltre il 65% degli alunni con CNI frequenta le scuole delle regioni settentrionali, con il 37,6% nel Nord-Ovest e il 27,4% nel Nord-Est; seguono il Centro (21,4%), il Sud (9,5%) e le Isole (3,8%).

Secondo il rettore, i risultati dei test Invalsi dimostrano che l’andamento delle classi e le capacità degli alunni di acquisire conoscenze e competenze previste per la loro età non dipendono dal numero di studenti con cittadinanza non italiana. L’ultimo Rapporto Invalsi sugli apprendimenti mostra che la quota di studenti che concludono il primo ciclo con apprendimenti di base del tutto inadeguati è scesa dal 16,6% del 2021 al 12,3% del 2026. In particolare, i tassi più bassi si registrano nelle regioni del Nord (circa 8,5%), dove le percentuali di alunni Cni sono le più alte. Per Montanari, questi dati indicano che l’alto numero di alunni Cni è parte di uno sviluppo positivo dell’apprendimento. Ciò che serve, secondo Montanari, è potenziare la presenza dei docenti di per discenti alloglotti (quindi dove l’italiano non è la prima lingua). “Per sostenere il percorso scolastico dei bambini figli di immigrati non servono quote o discorsi propagandistici, serve potenziare il corpo insegnanti”, afferma Montanari, ricordando che “la scuola è aperta a tutti”. Per un’Italia capace di futuro, conclude Montanari, è essenziale che questo principio sia “sempre più vero, concreto, universale”.

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