Il professor Fiandaca boccia la proposta di Salvini: “Sarebbe un arretramento della civiltà del Paese”
Il Quotidiano Nazionale sulla proposta di Matteo Salvini di estendere la legittima difesa anche a chi reagisce fuori da casa o dal negozio, come nel caso Roggero, ha intervistato Giovanni Fiandaca, professore emerito di Diritto penale a Palermo e uno dei più autorevoli giuristi italiani.
“La considero assolutamente sbagliata. Se diventasse legge segnerebbe un gravissimo regresso politico-culturale e un arretramento della civiltà del Paese. Verrebbe violato un principio giuridico risalente, oggi anche costituzionale: non si può aggredire un bene personale, come la vita o l’integrità fisica, per difendere il patrimonio. I beni personali hanno un livello gerarchico superiore e la proporzione deve sussistere anzitutto tra i beni in conflitto, prima ancora che tra i mezzi di offesa e difesa”.
La proposta della Lega vorrebbe rendere non punibile ‘qualsiasi reazione’, eliminando proporzione e attualità del pericolo. Quale messaggio arriverebbe ai cittadini?
“Sarebbe riforma pericolosissima in termini di messaggio. Equivarrebbe a concedere una licenza di uccidere anche quando la minaccia per l’incolumità dell’aggredito non è più attuale. Significherebbe comunicare ai cittadini che si può uccidere in ogni caso il ladro o il rapinatore, anche quando fugge, come è avvenuto nel tragico caso Roggero”.
Le riforme degli ultimi anni hanno già ampliato la legittima difesa. Perché si continua a intervenire?
“Dall’originaria disciplina del codice Rocco in poi le riforme hanno cercato di ampliare progressivamente l’ambito della scriminante. Ma questa spinta è spesso alimentata da quello che noi studiosi definiamo populismo penale: la ricerca di un facile tornaconto elettorale attraverso la drammatizzazione, oltre la sua dimensione reale, del problema della sicurezza. È però una pretesa in larga parte illusoria, perché incontra limiti giuridici non cancellabili”.
Qual è la differenza tra difendersi e farsi giustizia da soli?
“La difesa legittima presuppone che vi sia un pericolo attuale per l’offeso. Se il pericolo non è più incombente e si reagisce per recuperare la refurtiva, o contro il ladro cattivo o il rapinatore cattivo, si va oltre. Si violerebbe ogni proporzione. Il governo Meloni pare muoversi, però, verso un arretramento di civiltà: sembra voler autorizzare forme di reazione quando il pericolo non è più attuale e legittimare una reazione contro il ladro o il rapinatore per recuperare la refurtiva”.
Il caso Roggero richiama altri casi, dal tabaccaio al benzinaio al macellaio, in cui l’opinione pubblica si è schierata spesso con chi ha reagito. Perché questo scarto con i giudici?
“Perché questa propensione politico-populistica intercetta paure diffuse, ma non tiene conto che è illusoria. È difficile che possa tradursi in realtà così come l’attuale tendenza politica pretenderebbe. Il principio di proporzione ha fondamento costituzionale e una eventuale riforma che lo mettesse in discussione sarebbe censurata dalla Corte costituzionale. Non solo. La giurisprudenza della Cassazione ha teso a neutralizzare le innovazioni normative quando pretendevano di disconoscere o contraddire criteri di civiltà giuridica e di rilievo costituzionale: criteri che, secondo la maggioranza dei magistrati e dei giuristi, e la stessa Corte costituzionale, sono necessari per rendere legittima una reazione contro una persona che ci aggredisce”.
Il governo ha aperto anche alla grazia per Roggero: che margini ci sono?
“Escluderei che vi siano possibili margini per la grazia. Non credo che il presidente Mattarella, con la sua raffinata formazione giuridica e il suo senso di responsabilità, possa, graziando, avallare il messaggio che ormai non c’è limite alla difesa legittima”.





