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Politica

Il popolo della festa dell’Unità ri-accoglie Renzi e Franceschini lo incorona come il centro della sinistra

“Bisognerebbe andare al voto perché il governo non fa più niente. Ma l’avete visto? Cioè, ma che facciamo? Eh, sono persone che non stanno facendo una sola riforma per il paese. Però da chi ci aspettiamo di andare a votare? Da Salvini. Quello è in ritardo mica solo sui treni, è in ritardo su tutto, è in ritardo sulla storia”, Matteo Renzi alla Festa nazionale dell’Unità è partito subito all’attacco.

Il leader di Italia Viva ha viaggiato su due binari, non interscambiabili ma sovrapponibili: l’attacco al Governo e il monito al centrosinistra, riprendendo quel concetto del ‘testardamente uniti’ espresso da Schlein, attesa di nuovo per domani, serata conclusiva della Festa nazionale dell’Unità. “Di fronte a questo fallimento, il centro sinistra, che oggi è maggioranza nei sondaggi, il centrosinistra inteso campo largo più riformisti è maggioranza. Questo centrosinistra qui ha il dovere di dire tre cose su cui è d’accordo, a cominciare dagli stipendi e dalla quotidianità”, ribadisce Renzi.

Mancava da 8 anni, l’ex rottamatore, ma il popolo della festa l’ha accolto bene. Anzi, benissimo. L’ex leader del Pd era sul palco assieme a Dario Franceschini, alla sua prima uscita dopo le dichiarazioni pubbliche sulla malattia che l’ha colpito. Franceschini lo ha ufficialmente incoronato come il centro della sinistra. ‘Da lui non si può prescindere’, ha detto, ribadendo poi come il patto tra Pd e Movimento 5 Stelle sia da considerarsi necessario e strutturale.

Da parte sua, Renzi ha spinto perché sia un sindaco a rappresentare al tavolo il mondo riformista, e ha fatto i nomi di Silvia Salis e di Gaetano Manfredi. Ma, sempre citando Schlein, il primo punto non siano – ha detto – le primarie, ma idee su stipendi e carrello della spesa. I contenuti insomma, lì dove, ha ribadito, il Governo ha completamente fallito. “E poi se il Pd, che è il partito più grande della coalizione, deciderà di organizzare le primarie, noi parteciperemo volentieri. Noi siamo i favoriti. Guai a noi se ci mettiamo a litigare, perché se questa volta ci mettiamo a litigare il popolo delle feste dell’unità ci rincorre coi forconi. Aggiungo e fa bene”., conclude Renzi

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