Il Patto di Stabilità e l’Italia tra i paesi più vulnerabili
Riccardo Illy su InPiù ha commentato la questione del Patto di Stabilità. La guerra in Iran, che doveva durare secondo il Presidente americano solo pochi giorni, si sta trasformando in una guerra (anche se anomala) di posizione. Gli effetti della conseguente perdurante chiusura dello Stretto di Hormuz si fanno sentire sul prezzo del petrolio, con il rischio di un primo effetto domino sull’inflazione e poi sulla crescita del PIL di tutti i paesi del pianeta. L’Italia, con il suo alto indebitamento pubblico (da primato europeo), è uno dei paesi occidentali più vulnerabili. Ciò che ha fatto invocare al Ministro Giorgetti la sospensione del patto di stabilità, per poter ricorrere a un maggior indebitamento e prolungare il taglio alle accise sui combustibili, mantenendone stabile il prezzo al consumo. La richiesta risulta però alquanto controversa; anzitutto il Commissario competente, Dombrovskis, ha dichiarato che nessuna richiesta ufficiale è arrivata a Bruxelles. Poi alcuni noti economisti, Carlo Cottarelli e Veronica De Romanis, hanno affermato che il beneficio (economico) derivante dalla sospensione del patto sarebbero inferiori ai danni che provocherebbe sull’immagine di affidabilità del nostro paese, con conseguente aumento dello spread e quindi maggiori interessi da pagare.
Infine nella maggioranza di governo non tutti i partiti sono a favore della richiesta di deroga al patto, basata sulla valutazione che il costo politico (a breve) dell’aumento dell’inflazione sia superiore a quello (a medio termine) dell’aumento degli interessi. In particolare Forza Italia, per voce del Vicepremier Tajani, ha invitato alla prudenza (tema abitualmente prerogativa del collega Giorgetti) implicitamente dichiarando la sua contrarietà. È improbabile che questo tema possa portare a una crisi di governo; la Premier Meloni, che è favorevole a una deroga temporanea generalizzata del patto di stabilità, ha già dato ampie prove delle sue abilità di ricomporre la maggioranza. La fortuna potrebbe inoltre, dopo un periodo nel quale le aveva girato le spalle, tornare a sorriderle; Trump ci ha spesso sorpreso e chissà che nei prossimi giorni non estragga dal cilindro una soluzione al conflitto iraniano. Che consentirebbe di superare i blocchi navali nel Golfo Persico facendo scendere i prezzi del petrolio e rendendo superflua la deroga alle regole finanziarie europee.





