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Il Messaggero riduce la bocciatura delle preferenze a incidente parlamentare provocato da franchi tiratori

Paolo Pombeni sul Messaggero scrive che la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze non debba essere interpretata come una vera sfiducia al governo Meloni, bensì come un incidente parlamentare provocato da franchi tiratori. A suo giudizio, non esistono infatti le condizioni politiche per una crisi di governo, poiché nella maggioranza non si intravede alcuna alternativa credibile né vi sarebbe convenienza ad aprire una crisi in una fase delicata sul piano interno e internazionale. Secondo l’autore, la riforma sulle preferenze incideva solo marginalmente sul potere delle segreterie di partito, che sarebbe rimasto sostanzialmente intatto grazie ai capilista bloccati, alle pluricandidature e agli altri meccanismi previsti dal testo. Per questo ritiene poco plausibile che l’opposizione interna sia nata dal merito della norma. Più verosimilmente, il voto avrebbe avuto due obiettivi: ridimensionare la leadership di Meloni, dimostrando che non può imporre da sola le proprie scelte, e ostacolare una riforma elettorale destinata a modificare gli equilibri del sistema politico. Per Pombeni, anche le opposizioni non avrebbero interesse immediato a nuove elezioni, perché non sono ancora pronte a presentarsi come un’alternativa di governo. L’episodio va quindi letto come una manovra tattica, destinata probabilmente a essere riassorbita, ma capace di lasciare tensioni durature nella maggioranza. L’autore conclude che alimentare crisi e conflitti interni in una fase già resa complessa dalla situazione internazionale e dalle difficoltà del Paese rischia di aggravare inutilmente il clima politico, facendo prevalere logiche di fazione sugli interessi generali.

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