Il malessere degli adolescenti, nel mirino l’utilizzo dei social
Lamezia, Bergamo, Centocelle. Gli assalti all’arma bianca si fermano alle soglie dell’estate e riprendono quando riaprono le scuole. “Perché la scuola è l’istituzione ritenuta responsabile del malessere degli adolescenti. E gli insegnanti sono il nemico davanti al quale puntare un coltello, indossando una maglietta che grida vendetta”. Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, ammette che ci troviamo di fronte a un particolare momento storico, drammatico e globale. Il Quotidiano Nazionale.
È nella rete che i bambini appena cresciuti danno sfogo al disagio tipico dell’età. Come vogliamo chiamarlo?
“Gli esperti parlano di nichilismo violento. I ragazzi trovano solo nell’aggregazione virtuale un surrogato alla relazione fra pari della vita reale. Il percorso è sempre lo stesso. Si incontrano su piattaforme di social gaming e lì vengono indottrinati alla violenza, imparano la reazione abnorme alla posizione da perdenti che occupano nella società e nella scuola”.
Non esiste un grande maestro, il burattinaio che muove i fili?
“Si associano in maniera spontanea. Specchiandosi negli altri trovano conforto e reciproca ispirazione proprio nella logica del gaming. È tutto un gioco, che prevede l’attribuzione di punteggi in attività di tipo emulativo. Procedono per piccoli passi dimostrativi: gesti di autolesionismo, danneggiamenti, vandalismi su auto e strutture pubbliche. Fino alla determinazione dichiarata di compiere un atto violento contro l’istituzione che li schiaccia, la scuola”.
È autunno, si ricomincia.
“Puntualissimi. Armi bianche, coltelli, vestizioni e riprese dirette che certificano il compimento dell’azione. Si va dalle bravate sui treni all’assunzione di sostanze chimiche all’agguato per strada. Tutto filmato e postato su piattaforme social”.
Una su tutte Telegram.
“Perché permette di agire su chat anonime in cui circola la subcultura di un materiale estremamente violento. Gaming bellico, atti di violenza, spezzoni di crimini efferati, esecuzioni, scene di guerra. Fino alle immagini pedopornografiche. A un certo punto tutto diventa possibile”.
Ma il nemico numero uno è l’insegnante.
“In quanto istituzione, perché mette a disagio e infonde inadeguatezza. Noi siamo on line h 24 e intercettiamo i propositi. Poi ringraziamo chi segnala ‘le stranezze’ come nel caso del ragazzo di Lamezia”.
E i genitori si stupiscono ogni volta.
“Non riconoscono il disagio e tantomeno l’indottrinamento. Non hanno il minimo controllo sulle attività svolte dai figli. Non possono accedere al loro cellulare, non hanno familiarità con le app di parental control”.
L’Europa sta prendendo provvedimenti.
“Ma chi può dire chi ci sia davvero dietro a un profilo? Più utile sarebbe incontrare i ragazzi a scuola e stanare mamma e papà sul posto di lavoro. Sono difficilissimi da incontrare i genitori. Basterebbe così poco. Per esempio impedire la navigazione notturna. Ci sono ragazzini che stanno in rete fino all’alba e si autoistigano all’utilizzo delle armi e dello spray al peperoncino. Cominciamo a limitare gli orari. E poi facciamo una riflessione sull’intelligenza artificiale, che garantisce momenti di conforto ma è troppo accondiscendente verso i propositi violenti”.





