Il gioco del Monte e non solo, che succede nell’asse Siena-Milano
Ancora il Monte dei Paschi di Siena al centro del risiko bancario e ne parla il Quotidiano Nazionale. Il Monte dei Paschi ha completato il consiglio di amministrazione con l’ingresso di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, riportando il board a quindici componenti dopo i posti rimasti vacanti da maggio. Ma soprattutto Siena si prepara a compiere il prossimo passo della sua strategia: il deposito in Consob dei prospetti relativi alle offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, atteso tra giovedì 10 settembre e venerdì, dopo le richieste di autorizzazione alle authority coinvolte.
L’obiettivo dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio resta quello di far partire le due operazioni a metà dicembre, subordinatamente al via libera dell’assemblea convocata per il 29 ottobre. Le Ops sono giuridicamente autonome e proprio questa caratteristica continua ad alimentare ipotesi su una possibile scansione temporale diversa. Secondo indiscrezioni finanziarie, Mps potrebbe infatti concentrarsi inizialmente su Banca Generali, rinviando eventualmente a una seconda fase la partita su Banco Bpm. Fonti vicine al dossier hanno però ribadito in serata che il Monte è “concentrato a proseguire nel progetto industriale come annunciato al mercato con le due Ops”.
La strada, in ogni caso, resta complessa. Su Banca Generali sarà determinante il ruolo di Trieste, che controlla il 50,2% della società e hanno già manifestato disponibilità a valutare l’offerta di Siena. Il dossier dovrebbe tornare sul tavolo del consiglio del Leone il 30 settembre. Più difficile appare invece l’operazione su Banco Bpm, dove Crédit Agricole è il primo azionista e non ha mai nascosto la propria preferenza per una soluzione che coinvolga direttamente la controllata italiana del gruppo francese.
A rendere ancora più delicata la partita c’è poi l’Opas di Intesa Sanpaolo sul Monte. Giovedì toccherà all’assemblea di Ca’ de Sass approvare l’aumento di capitale al servizio dell’offerta. Il via libera appare largamente atteso, anche alla luce del sostegno delle grandi fondazioni e dei proxy advisor. Se Intesa riuscisse a portare a termine l’operazione entro dicembre, potrebbe acquisire il controllo del cda di Mps e modificare profondamente la strategia messa a punto dall’attuale management.
Nel frattempo si muove anche UniCredit. Piazza Gae Aulenti ha ottenuto dalla Bce, dopo oltre un anno di attesa, il via libera all’applicazione del cosiddetto Danish Compromise, che consente di trattare le partecipazioni assicurative attraverso una ponderazione per il rischio anziché dedurle direttamente dal capitale regolamentare.Il beneficio stimato è di circa 52 punti base sul coefficiente Cet1, sulla base dei dati del secondo trimestre 2026. Sullo sfondo resta anche Generali, di cui la banca guidata da Andrea Orcel possiede l’8,8% del capitale, una partecipazione per ora considerata finanziaria. Tra i due gruppi esiste già una collaborazione nelle polizze legate ai mutui nell’Europa centro-orientale, che potrebbe essere ulteriormente ampliata. Orcel, tuttavia, continua per il momento a tenersi lontano da nuove operazioni straordinarie in Italia, mentre concentra l’attenzione sul dossier Commerzbank. Lunedì prossimo è previsto l’incontro con il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil.





