Il dilemma di Giorgia: Vannacci porta voti o li fa perdere al centrodestra
La nuova legge elettorale è dunque stata approvata. Le possibili trasformazioni derivanti dal giudizio della Corte Costituzionale saranno comunque minime: forse qualcosa legato al numero di firme per presentare un nuovo partito, o in tema di preferenze le quote della rappresentanza femminile ora troppo basse, o infine la numerosità dei collegi esteri. Insomma, l’impianto non dovrebbe essere cambiato se non in maniera secondaria. I due capisaldi sono presto ricordati: premio di maggioranza alla coalizione in prima posizione se supera il 42% dei consensi (che la porterebbe ad avere almeno il 55% dei seggi parlamentari) oppure proporzionale pure, nel caso che nessuno superi quella soglia. Tutto chiaro. Lo scrive Paolo Natale sul Riformista che poi si chiede se Futuro Nazionale porta o fa perdere voti al centrodestra.
La situazione attuale, secondo quanto si può derivare dai quotidiani sondaggi sul probabile comportamento di voto, è abbastanza chiara: il cosiddetto campo largo (da Avs fino a Renzi e +Europa) dovrebbe arrivare oltre il 42% dei voti validi, salvo improvvise quanto improbabili esclusioni di qualche lista; il centrodestra attualmente al governo è stimato essere sotto il 40%, distanziato dunque di almeno tre-quattro punti dalla coalizione avversaria, con il partito di Vannacci accreditato di circa 8 punti percentuali.
Da più parti si sostiene dunque che l’unica chance di tornare alla vittoria, per la compagine governativa, sia quella di includere nella loro formazione anche Futuro Nazionale, il partito dell’ex Generale. Il computo che viene fatto è ovviamente semplicemente aritmetico: se al 38% del centrodestra si somma l’8% di Vannacci, arriviamo a ottenere il 46% circa dei consensi complessivi, il che porterebbe questa nuova coalizione in prima posizione, in grado dunque di ricevere il premio di maggioranza.
Il computo siffatto, come dicevo, è meramente aritmetico; ma è cosa nota a tutti gli analisti politico-elettorali un principio quasi ineludibile: ogni volta che due forze politiche si alleano, la quota di voti che raggiungeranno non sarà mai uguale alla somma di quanto avevano separatamente. Il famoso tentativo di fusione degli anni Sessanta del secolo scorso tra i socialdemocratici di Saragat e i socialisti di Nenni fu piuttosto deludente: mentre Psdi e Psi nell’elezione precedente del 1963 arrivavano, sommandoli, al 20%, quando si presentarono uniti – nel 1968 – presero poco più del 14%, quasi 6 punti in meno. Dopo pochi mesi, tornarono dunque a separarsi di nuovo.
Cosa succederebbe oggi se il centrodestra facesse entrare Vannacci nella sua coalizione? Alcune simulazioni effettuate con sondaggi ad hoc da alcuni importanti istituti di ricerca ci confermano quella “legge”: mentre la somma aritmetica ci dava un risultato superiore al 45%, la percentuale che si ottiene per la coalizione in caso di ingresso di Futuro Nazionale arriverebbe intorno al 42%, a causa principalmente della defezione di una parte significativa dell’elettorato di Forza Italia, che si dichiara riluttante a restare in coabitazione con Vannacci, e si potrebbe avvicinare alle formazioni più centriste dello schieramento politico. La competizione tra le due aree elettorali sarebbe dunque molto serrata e, da un certo punto di vista, sicuramente più interessante da monitorare, da qui fino ai giorni delle elezioni.





