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Il dagli all’ex amico è diventato lo sport preferito a destra e a sinistra

E’ tornato il Vaffa Day, per un giorno almeno, e da tutte le parti. Non tra avversari – quello è sport quotidiano – ma tra ex amici. Lo scrive Mario Lavia su Linkiesta.

C’eravamo tanto amati, adesso ci odiamo. Nella canicola di fine luglio è resuscitato Beppe Grillo, mister Vaffa, che da anni ha il dente avvelenato con Giuseppe Conte, il quale, come tutti sanno, gli fregò il partito sotto il naso trasformandolo nella sua guardia personale.

Come ogni tradito che si rispetti, Grillo-Otello ieri ha bombardato l’ex avvocato del popolo, ora solo avvocato di sé stesso, con un post dal titolo facile facile: «Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni». Il fondatore, dunque, ci ha messo qualche anno per capire che il Movimento 5 Stelle era nato per «cambiare la politica ma poi la politica ha cambiato il MoVimento. Doveva ascoltare i cittadini e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi. Doveva occuparsi del futuro e ha finito per occuparsi delle poltrone».

Ben svegliato, Beppone. Ma, se ti guardi allo specchio, dovresti ricordarti che certa gente la portasti tu in Parlamento per aprirlo come una scatoletta di tonno: i memorabili Vito Crimi, Danilo Toninelli, Alfonso Bonafede, Roberta Lombardi, Paola Taverna e altri di cui si sono (per fortuna) perse le tracce. Poltrone e sondaggi erano il tuo pane, Beppe, ben prima di Giuseppe.

Grillo ha un contenzioso legale con Conte sul simbolo e forse questa improvvisa intemerata c’entra qualcosa con le carte bollate. C’è persino chi dice che Beppone vuole tornare in pista con Di Battista. O invece è solo una botta di calore del vecchio comico che, come il Calvero di Charlie Chaplin, ripete i vecchi numeri che non fanno più ridere, mentre quell’altro, un marpione coi fiocchi, se ne infischia: Grillo-Calvero è uscito dal gruppo, che problema c’è?

A destra, poi, si segnala Laura Ravetto, ex Forza Italia, ex Lega, neo-vannacciana – ora basta, perché più a destra non c’è più niente – che ha litigato in tv (Agorà Estate, Rai 3) con il suo ex capogruppo leghista Riccardo Molinari. Il diverbio (il termine sarebbe un altro, e più volgare) è durato più di un quarto d’ora, con lei aggressivissima – d’altronde nelle teche non esistono filmati in cui appare serena – ma anche lui non è stato mica male, dicendo quello che tutti pensano: «Lei se n’è andata perché spera di essere ricandidata, cosa che nella Lega probabilmente non sarebbe successa». Già, i due si sono dati del lei pur avendo militato fianco a fianco per anni: solo tra ex ci sono queste scene. Mancavano i piatti rotti e le porte sbattute: Ravetto e Molinari non sono Kate Winslet e Leonardo DiCaprio, ma pareva Revolutionary Road. Laura ha chiuso il gioco come a canasta: «Vi stiamo mangiando». Fine della trasmissione.

Poi c’è stato Ignazio La Russa, il meno introverso dei nostri politici, che è provvisoriamente presidente del Senato ma fa politica attiva dalla mattina alla sera. Ieri se l’è presa con il generale Roberto Vannacci, uno che osa scavalcarlo a destra. Come Pino Rauti, ha ricordato con perfidia La Russa, che con la sua scissione fece male al caro vecchio Movimento Sociale, ma poi come finì? Nel nulla. Il caporione di Futuro Nazionale è avvertito: mai mettersi contro i veri neri. «Deve stare attento perché porta male dichiararsi la vera destra. Guardi ai casi di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale… non sono finiti bene», ha scandito Ignazio col solito ghigno. Come dire: caro generale, sei un nero per caso. Lascia perdere.

Che giornata. Potevano mancare le solite rissette dall’altra parte? Certo che no. Qui va elogiato il Partito democratico e la sua segretaria Elly Schlein. L’ordine dal Nazareno è stato impartito da tempo: «Cerchiamo di non litigare se non con il governo». E bisogna dire che sono bravi a rispettare la direttiva. Per cui si segnalano giusto le bestioline dei social e qualche cane sciolto, obiettivo numero uno naturalmente Pina Picierno, che tra gli haters de sinistra sta superando persino Carlo Calenda, mentre Matteo Renzi sembra terzo. Però Picierno è una che, conoscendo il retrobottega di una certa sinistra, non se la prende. Conosce quel mondo sempre pronto a scagliarsi contro «le pulci nella criniera di un cavallo», come Palmiro Togliatti apostrofava chi abbandonava il Partito. Altri tempi, ma il tic è lo stesso: dàgli al traditore! Funziona sempre, a destra e a sinistra. Soprattutto quando le idee scarseggiano.

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