Il clima politico internazionale sta normalizzando la guerra e rende concepibile un conflitto nucleare
Il direttore Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano prende spunto dal ritorno nelle sale di Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick per criticare il clima politico internazionale, che a suo giudizio starebbe normalizzando la guerra e rendendo nuovamente concepibile un conflitto nucleare. Uscito nel 1964, dopo la crisi di Cuba, il film rappresentava la guerra mondiale come una follia che i leader cercavano di scongiurare. Oggi, sostiene l’autore, i governanti sembrano invece contribuire ad avvicinarla, alimentando la retorica del confronto. Travaglio accosta i discorsi del generale Ripper, che nel film ordina un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica sulla base di un sospetto infondato, alle dichiarazioni di diversi leader europei, tra cui Mark Rutte, Ursula von der Leyen, Kaja Kallas, Emmanuel Macron e Friedrich Merz, oltre che del premier israeliano Benjamin Netanyahu. La scena finale del dottor Stranamore, con l’esaltazione delle armi nucleari e dei sistemi automatici capaci di escludere l’intervento umano, viene letta come una profezia dei rischi legati all’applicazione dell’intelligenza artificiale alla guerra. L’autore ironizza inoltre sulla propaganda antirussa contemporanea, che paragona agli stereotipi caricaturali sui comunisti messi in scena da Kubrick. Critica le continue previsioni di imminenti attacchi russi in Europa, che a suo giudizio si rivelerebbero spesso infondate o basate su ricostruzioni errate. La differenza più inquietante rispetto al film, conclude Travaglio, è che la guerra mondiale non sarebbe più il risultato accidentale dell’iniziativa di un singolo generale isolato, ma il rischio alimentato da numerosi leader politici. In questo contesto, chi prova a opporsi all’escalation rischia, secondo l’autore, di essere etichettato come filorusso.





