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Economia

Il clamore sulla mancata uscita dell’Italia dalla procedura per deficit è legato al gioco politico

Carlo Cottarelli sul Corriere della Sera analizza le conseguenze della mancata uscita dell’Italia dalla Procedura per deficit eccessivo, dopo che il disavanzo del 2025 si è attestato al 3,1% del Pil. Se fosse rimasto sotto il 3%, l’Italia sarebbe uscita dalla Procedura, evitando di rientrarvi anche nel caso di un successivo superamento della soglia dovuto alle spese per energia e difesa ammesse alla flessibilità europea. Il risultato del 2025 è comunque migliore dell’obiettivo concordato con la Commissione, che prevedeva un deficit al 3,4%, ma non sufficiente per ottenere l’uscita anticipata. Cottarelli chiarisce che la permanenza nella Procedura non impedirà di utilizzare la flessibilità, compresi i finanziamenti agevolati dell’Ue, né modificherà il percorso di riduzione del deficit concordato nel 2024. Se il disavanzo supererà il 3% a causa delle spese ammesse, l’Italia resterà però formalmente nella Procedura. Le conseguenze negative saranno comunque sospese: non partirà l’iter che potrebbe portare a sanzioni e la situazione resterà «congelata», senza effetti sulle misure correttive. L’unico elemento persistente sarà il «bollino rosso», che secondo l’economista non sembra preoccupare i mercati: lo spread è rimasto stabile e altri otto Paesi, tra cui la Francia, si trovano nella stessa condizione. L’Italia potrebbe uscire dalla Procedura già nella primavera successiva, se il deficit del 2026 sarà inferiore al 3%, oppure rinunciando alla flessibilità nel 2027. Cottarelli osserva che un deficit più elevato non è necessariamente utile, considerati la bassa disoccupazione e il rischio di alimentare importazioni e prezzi. Il clamore sulla vicenda sarebbe quindi legato soprattutto al «gioco delle parti» politico, tra attacchi della maggioranza e critiche dell’opposizione.

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