#POLITICA #RADAR #ULTIME NOTIZIE

Il clamore mediatico può condizionare la serenità dei giudici

Luciano Panzani su InPiù scrive del clamore mediatico che può influire sulla serenità di giudizio dei giudici. Il 13 maggio a margine del convegno della Scuola Superiore della polizia penitenziaria “Piersanti Mattarella”, il Ministro della Giustizia Nordio ha commentato il caso Garlasco, affermando che la situazione paradossale verificatasi nel processo nei confronti di Alberto Stasi «nasce da una legislazione che dovrebbe essere cambiata, ma sarà molto difficile cambiarla, per la quale una persona assolta in primo e secondo grado può poi senza nuove prove essere condannata».  A tale presa di posizione sono seguite sui quotidiani vivaci polemiche. Si è ad esempio osservato che a seguito dell’annullamento della sentenza di appello di proscioglimento di Stasi da parte della Cassazione,  la Corte d’Assise d’Appello di Milano riaprì la fase dibattimentale, con nuovi accertamenti e “integrazioni probatorie”, così come chiesto dalla stessa Cassazione che aveva ritenuto il verdetto precedente raggiunto con “un approccio non coerente ai principi della prova indiziaria” e seguendo un “non corretto percorso metodologico”. Sia il Ministro sia chi ha polemizzato con lui sembrano ignorare che per effetto di una norma del 2017 in caso di conferma del proscioglimento da parte del giudice di appello, l’appello stesso può essere proposto soltanto per violazione di legge e non più per vizi della motivazione o mancata assunzione di una prova decisiva. La c.d. doppia conforme, cioè la reiterata assoluzione dell’imputato, lo protegge da interventi del giudice di legittimità che, attraverso il controllo sulla motivazione o sulla mancata assunzione di una prova decisiva, possano rimettere in discussione il proscioglimento.
 
Oggi, dunque, un caso Garlasco non potrebbe ripetersi. Una riflessione spassionata su tutta la vicenda sarebbe, tuttavia, quantomai opportuna per il clamore mediatico, che ha raggiunto livelli di morbosità e invasività inaccettabili e per la costante violazione del segreto istruttorio che comporta che ogni giorno si dibatta sulla vicenda. Il risultato è che ognuno di noi è portato ad avere una sua opinione e che diviene arduo il compito dei giudici che dovranno pronunciarsi sull’eventuale revisione della condanna di Stasi e sulla colpevolezza di Sempio, in piena violazione del principio per cui la prova si forma al dibattimento e i giudici debbono essere tutelati, proprio grazie al segreto istruttorio, dal rischio di formarsi un’opinione al di fuori del processo stesso. 

Il clamore mediatico può condizionare la serenità dei giudici

La fuga di notizie non è più

Iscriviti
Notificami
guest
0 Commenti
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti