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Cultura

I social, strumenti di connessione e di isolamento

I social. Strumenti di connessione e di isolamento. Spazi dove si costruiscono comunità e si distruggono identità. “Navigare senza perdersi“ è il tema su cui si sono confrontati al Festival di Luce, Cristina Bonucchi, psicologa e dirigente di polizia, Lisa Di Feliciantonio, direttrice della comunicazione e sostenibilità di Fastweb e Vodafone, il content creator Giovanni Improta (per tutti Djovanni) e l’avvocata Marisa Marraffino, esperta di diritto informatico e minorile.

Navigare senza perdersi vuol dire sapersi muovere nell’immenso mare del web, spesso burrascoso; imparando a riconoscere i rischi per evitarli. Un viaggio che non si può fare da soli. Il dilemma, nel web come nella vita, è capire di chi potersi fidare. La relazione diretta, per Djovanni, fa tanto: “Vedere una persona parlare in camera, rivolgersi direttamente a chi guarda e raccontare qualcosa di sé può generare un senso di vicinanza”. Senza dimenticare, però, che l’apparenza inganna. La chiave, per l’influencer, è quindi “avere il coraggio di essere sé stessi, al di là dell’effimero bagliore di popolarità che deriva dal seguire un trend”.

E ci vuole coraggio anche per denunciare il marcio dei social, da vittime e da osservatori. “Mettere da parte la paura o la vergogna e trovare la persona giusta con cui parlare – è il monito di Cristina Bonucchi –. Dall’altra parte serve qualcuno che ascolti”. E dall’esterno basta poco per interrompere la catena d’odio, “non condividere un contenuto che può mettere in imbarazzo qualcuno” per esempio. Dinamiche che “rischiano di essere normalizzate – aggiunge Lisa Di Feliciantonio –. Per questo è necessario sviluppare consapevolezza digitale e capire le conseguenze delle nostre azioni”.

Anche perché il confine tra atteggiamento irresponsabile e reato è talmente sottile da diventare invisibile a occhi inesperti. “Lavoro tutti i giorni con ragazzi – è l’esperienza dell’avvocata Marraffino –. Ci troviamo a fare interrogatori anche con 12enni, quindi l’età si sta abbassando. E spesso quello che mi sento dire, dai ragazzi e dalle famiglie, è “non pensavo fosse reato“. Ecco perché dovrebbe essere materia di studio”. Si torna sempre da lei: l’educazione. Di figli e genitori.

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