I semi dell’odio non favoriscono il benessere di una comunità
Carlo Verdelli sul Corriere della Sera osserva che la campagna elettorale è già iniziata, ma si sviluppa soprattutto attraverso slogan e contrapposizioni, mentre restano in secondo piano i problemi reali del Paese. Da un lato il centrodestra insiste su sicurezza e immigrazione; dall’altro il centrosinistra punta sull’allarme per le riforme istituzionali. Entrambi, secondo l’autore, faticano però a offrire una risposta alle difficoltà degli italiani, alimentando il rischio di una nuova crescita dell’astensionismo. Verdelli invita la politica a partire da un’analisi concreta della situazione del Paese: salari reali fermi da oltre vent’anni, potere d’acquisto in calo, aumento della povertà, debito pubblico elevato, crescita economica debole, caro vita, investimenti insufficienti in istruzione e una sanità pubblica indebolita dalla carenza di personale. A questi fattori si aggiungono la crisi demografica, il calo della popolazione e l’invecchiamento, che pongono interrogativi sul futuro del sistema pensionistico e del welfare. L’editorialista precisa che tali criticità non possono essere attribuite esclusivamente all’attuale governo, ma ritiene che la politica continui a privilegiare temi identitari e paure, in particolare sull’immigrazione, invece di affrontare le questioni strutturali del Paese. A suo giudizio, il rischio è trasformare singoli episodi di cronaca in simboli di un’emergenza generalizzata. Richiamando i dati sull’apporto dei lavoratori stranieri all’economia e al sistema previdenziale, Verdelli sostiene che la gestione dei flussi migratori richieda integrazione, formazione e legalità, non slogan. Conclude invitando gli elettori a diffidare di chi alimenta paure e divisioni, ricordando che «i semi dell’odio» difficilmente possono favorire il benessere e la coesione di una comunità.





