I medici della Federazione Cimo-Fesmed contestano la nomina del commissario dell’Ars Toscana
«La nomina di un professionista infermiere quale commissario straordinario dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana (ARS) rappresenta una scelta che merita una riflessione seria e approfondita. Non per mettere in discussione il valore, la professionalità o il contributo fondamentale della professione infermieristica al Servizio Sanitario, ma per interrogarsi sulla natura e sulle responsabilità di un organismo particolare e strategico come ARS Toscana». Così Lorenzo Preziuso, Presidente regionale del sindacato di medici Federazione CIMO-FESMED Toscana a La Nazione.
«L’Agenzia Regionale di Sanità – aggiunge – non è infatti una struttura assistenziale ordinaria. È un organismo tecnico-scientifico chiamato ad analizzare i fenomeni sanitari, studiare lo stato di salute della popolazione, valutare qualità ed equità dell’assistenza e fornire alla Regione elementi scientifici utili alle decisioni di politica sanitaria».
«Proprio per queste caratteristiche, la guida dell’ARSha storicamente avuto una forte connotazione medica e di sanità pubblica. Non si tratta di rivendicare privilegi professionali né di stabilire una gerarchia tra professioni sanitarie. Si tratta, piuttosto, di chiedersi quale formazione e quale esperienza siano maggiormente coerenti con tale ruolo all’ interno di un’ Agenzia che opera nel campo dell’epidemiologia, della valutazione degli esiti, dell’appropriatezza delle cure e dell’organizzazione sanitaria».
«La normativa regionale non stabilisce che il vertice dell’ARS debba necessariamente essere un medico, ma ciò che è giuridicamente possibile non esaurisce necessariamente la valutazione sull’opportunità istituzionale di una scelta» prosegue Preziuso.
«La medicina, e in particolare la formazione maturata nell’ambito della sanità pubblica, dell’epidemiologia e dell’organizzazione sanitaria, offre strumenti specifici per interpretare fenomeni complessi che riguardano diagnosi, appropriatezza clinica di percorso terapeutici, esiti di salute, prevenzione e governo sanitario».
«È quindi legittimo domandarsi se interrompere una consolidata tradizione di guida medico-scientifica dell’Agenzia rappresenti realmente un progresso oppure una scelta che rischia di modificarne progressivamente l’identità».
«Questo interrogativo non deve essere trasformato in una contrapposizione tra medici e infermieri – aggiunge -. La questione da porre alla Regione Toscana è quindi un’altra: quale modello di ARS si intende costruire per il futuro?».
«Se l’Agenzia deve continuare a rappresentare un punto di riferimento tecnico-scientifico riteniamo che la presenza di una forte componente medica al suo vertice con le sue compentenze maturate con lo studio e la sua attività sul campo, costituisca un valore da preservare».
«Non chiediamo una difesa corporativa della professione medica. Chiediamo che la guida di un organismo strategico per la sanità toscana sia valutata innanzitutto sulla base della sua funzione e della natura delle decisioni che è chiamato a supportare».
«Per questo riteniamo che la tradizionale guida medica dell’Agenzia non debba essere considerata un retaggio del passato, bensì un elemento sul quale riflettere attentamente prima di imprimere un cambiamento destinato ad incidere sull’identità stessa di ARS Toscana» conclude il Presidente di CIMO-FESMED Toscana.


