I leghisti del Nord incalzano Salvini e aspettano Pontida per la resa dei conti
Parola d’ordine, rinnovamento. Strumento, la “squadra” a partire dai governatori. Gran parte della Lega del nord ha le idee chiare e continua a incalzare il segretario sul futuro del partito. L’ha fatto venerdì a Milano nelle oltre quattro ore di ‘conclave’ voluto da Matteo Salvini con i vertici lombardi, descritto come un confronto ‘franco e pacato’. E lo fa ora, apertamente il segretario lombardo del Carroccio, Massimiliano Romeo. In un’intervista a Repubblica mette in chiaro: “Se andasse tutto bene nella Lega, forse non avremmo fatto un direttivo regionale il 7 agosto”. I problemi insomma ci sono e Romeo, che ha il doppio incarico di presidente dei leghisti al Senato, è glaciale nell’analisi: “Il più importante è il calo costante di consensi”. La soluzione però sembra sul tavolo: allargare la squadra, oltre il leader. Lo scrive televerona.
Una proposta emersa nel Direttivo di venerdì, denso di interventi di amministratori e segretari provinciali. Molti – secondo i presenti – hanno chiesto più attenzione al nord, sui contenuti, e una gestione più collettiva. Che significa, spiega Romeo, “presentarci alle Politiche come squadra”. E chiarisce meglio: “E’ necessario valorizzare di più le figure che in questo momento hanno maggiore credibilità nell’opinione pubblica e un feeling forte con gli elettori, ovvero i nostri governatori”. Per la Lega sono tre: il lombardo Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga per il Friuli Venezia Giulia e Alberto Stefani subentrato a Luca Zaia (nella foto) in Veneto. Tutti chiamati in causa per il loro bottino di voti sul territorio da spendere alle prossime elezioni. Obiettivo dell’operazione – spiegano alcuni big nordisti – è ridare credibilità alla Lega che essendo nata e radicata al nord, deve tornare al suo Dna e alle battaglie più identitarie. Come le pensioni, gli aiuti alle piccole imprese e l’autonomia differenziata che il ministro Calderoli ha rilanciato al Direttivo milanese ricordando che se si dovesse votare anticipatamente ad aprile, addio alle intese con le prime quattro regioni.
Più a breve l’attenzione si sposta su Pontida, dove il partito si ritroverà il 20 settembre. E stavolta lo storico raduno leghista – orfano del Senatur e della meteora Roberto Vannacci – potrebbe trasformarsi in uno spartiacque. Al movimento che si è sempre definito leninista, l’ala nordista chiede una regia allargata e più identitaria. E potrebbe farlo platealmente dal sacro pratone bergamasco, mettendo alle strette Salvini. Potrebbero farlo Fontana e Fedriga (probabilmente meno Stefani, considerato il più salviniano dei tre) spingendo, o minacciando, un nuovo partito federalista sulla falsariga della bozza circolata in una chat interna e veicolata da Fontana. O solo un’associazione culturale che, ammette Romeo, potrebbe essere “un veicolo di consensi e idee utili al dibattito interno”. In entrambi i casi, il cantiere è aperto – insistono i più informati – assicurando che Giancarlo Giorgetti ne è a conoscenza. Chissà se a Pontida interverrà Zaia, da quest’anno nella nuova veste di presidente del Consiglio del Veneto, e che un anno fa, sullo stesso palco, aveva lanciato il modello delle due Leghe sull’esempio bavarese dell’alleanza Cdu/Csu.
Infine, seguendo il ragionamento dei ribelli, se il progetto decollasse, potrebbe anche tenere fuori dal centrodestra Vannacci, perché i voti dell’ex generale non sarebbero più cruciali. E se Salvini continua a ignorare il suo ex vice (“La sua strategia non sembra di chi vuole far parte di una coalizione”), Vannacci sembra aprire ancor di più a un’eventuale alleanza: “Anziché continuare a parlare di me possono finalmente parlare con me. Le porte sono aperte, non le ho mai chiuse. La schiena resta dritta”.





