Gli effetti della sconfitta di Trump sulla politica internazionale e sull’Europa
Rocco Cangelosi su InPiù scrive che mentre lo spoglio si avvia alla conclusione, emerge con sempre maggiore chiarezza la portata del crollo del sistema politico costruito da Donald Trump. Non si tratta soltanto di una vittoria dei democratici che conquistano sia la Camera sia il Senato. È una sentenza politica senza appello che certifica il fallimento di una stagione fondata sulla radicalizzazione dello scontro, sul populismo identitario e sulla personalizzazione estrema del potere. Il risultato assume un significato che va ben oltre i confini degli Stati Uniti. Esso dimostra anzitutto la vitalità della democrazia americana e la capacità delle istituzioni di assorbire tensioni che molti ritenevano ormai destinate a travolgerlo. Ma manda anche un messaggio politico più ampio alle grandi democrazie occidentali . Donald Trump si ritrova ora nella condizione che la politica americana definisce lame duck, un’anatra zoppa. È una situazione già vissuta da altri presidenti. Ma raramente essa si è manifestata in una fase internazionale tanto delicata. Da qui al termine del mandato, Trump conserverà formalmente tutti i poteri della presidenza, ma il suo margine di manovra politica risulterà inevitabilmente ridotto. È difficile prevedere come the Donald reagirà. La sua storia politica insegna che non accetta facilmente le sconfitte e che tende a trasformare ogni arretramento in una nuova battaglia. Tuttavia, da oggi dovrà misurare con maggiore prudenza ogni scelta, soprattutto sul piano internazionale. Dovra’ altresi’ fare i conti con il Partito Repubblicano,che molto probabilmente dovra’ prendere le distanze dal trumlpismo per la propria sopravvivenza politica.
La crisi con l’Iran rappresenta il terreno più delicato. Le tensioni degli ultimi mesi non hanno prodotto i risultati strategici che la Casa Bianca aveva promesso e molti elettori sembrano aver manifestato la loro diffidenza verso il rischio di nuovi coinvolgimenti militari. Anche il rapporto ambiguo con Vladimir Putin e le divisioni emerse sulla guerra in Ucraina hanno contribuito a indebolire l’immagine di una leadership capace di garantire stabilità e sicurezza. Il messaggio che arriva dalle urne riguarda però anche l’Europa. Per anni molti movimenti sovranisti hanno guardato a Trump come a un modello politico e culturale. Oggi quella stella appare meno luminosa. La sconfitta del trumpismo potrebbe rafforzare le forze moderate, europeiste e democratiche che si preparano alle prossime sfide elettorali nel continente. Il vento che soffia dall’America è destinato ad attraversare l’Atlantico. Accade spesso nella storia occidentale. Quando cambia l’America, cambia anche il clima politico europeo. Per questo il voto americano non segna soltanto una battuta d’arresto personale per Donald Trump. Segna forse la fine di un ciclo politico che per anni è apparso inarrestabile. La sua sconfitta ridisegna gli equilibri interni degli Stati Uniti, ma lancia anche un messaggio all’Europa e all’intero Occidente: le democrazie liberali possono ancora reagire, le istituzioni possono ancora resistere e il consenso non basta, da solo, a trasformare un leader in un destino storico. Chi aveva scommesso sull’inevitabilità del trumpismo esce oggi sconfitto insieme al suo principale interprete. Chi aveva continuato a difendere il primato delle regole democratiche può rivendicare di essere stato dalla parte giusta della storia.





