Gli anni che sconvolsero il Monte secondo Parlangeli ma l’ex sindaco Cenni ribatte punto su punto
Marco Parlangeli ha presenta il suo libro sui dieci anni che sconvolsero il Monte dei Paschi e il sistema bancario a Siena, di fronte a 150 persone. Maurizio Cenni, che è stato sindaco di Siena per due mandati, su Sienapost riflette sulle considerazioni pubblicate nel volume.
Il libro è una ricostruzione in parte tecnica e molto, ma molto, personale delle vicende che hanno contraddistinto la storia del Monte dei Paschi e della Fondazione a partire dal 2001 fino ad oggi con un evidente intento assolutorio ed indicando chi secondo lui ha le responsabilità maggiori per quello che è accaduto successivamente. La tesi singolare è che secondo questa ricostruzione le colpe maggiori non sono in chi ha effettuato, avallato e valutato l’operazione Antonveneta ed il conseguente indebitamento scellerato della Fondazione, ma in chi si è opposto a precedenti operazioni di fusione, si noti bene di fusione, con banche più grandi, meglio se non italiane.
Parlangeli quindi si dota della Delorean DMC-12 di “Ritorno al Futuro” e confeziona la teoria che se la banca avesse accettato prima di essere incorporata o da BNL oppure da BBVA, non ci sarebbe stata l’operazione Antonveneta. Una teoria di questo genere la si potrebbe applicare a ritroso nel tempo fino alla trasformazione in società per azioni, alla riforma Amato o ancora più indietro stabilendo un nesso causale arbitrario e di comodo, ma la cosa ancora più singolare è che in termini di quota della Fondazione di proprietà dei nuovi soggetti dopo la fusione lo stesso autore giudica il 20% di proprietà della Fondazione previsto nell’operazione Bnl insufficiente e pericoloso tanto da addebitare questa mancata incorporazione all’allora governatore della Banca d’Italia Fazio, mentre nel caso che Monte dei Paschi fosse stata incorporata si noti bene incorporata) da BBVA il 15% lo si ritiene sufficiente poiché avrebbe si portato il Monte fuso in BBVA, ma la Fondazione avrebbe ricavato 1 miliardo di euro con utili copiosi da distribuire. Il responsabile della mancata fusione per incorporazione del Monte in BBVA sono io, Maurizio Cenni, allora Sindaco che, nonostante alle riunioni fossi quasi disinteressato e con scarsa personalità, poi sarei stato addirittura l’artefice della mancata fusione per incorporazione del Monte in BBVA, che avrebbe assicurato un destino radioso alla Banca (fusa) e alla città. Vorrei sommessamente ricordare all’autore, per altro ben saldo nelle proprie funzioni proprio quando MPS acquisisce per contanti Antonveneta (se viene “silurato” nel 2011 ce ne passano di anni dalla operazione Antonveneta al 2011), tanto da ammettere egli stesso che in quel caso forse non era stato tanto attento, che né il Consiglio Comunale di Siena, né il Consiglio della Provincia di Siena, nei loro documenti programmatici, avevano mai contemplato una operazione che portasse la Banca ad essere fusa/incorporata in un’altra di dimensioni assai maggiori. Ora anche se i documenti programmatici non erano vincolanti in virtù della autonomia ed indipendenza dei nominati da Comune e Provincia, risulterebbe assai strano che il Sindaco contravvenisse ad un mandato, politico e non vincolante per gli altri soggetti, ma non per il Sindaco stesso.
Quindi da una parte si dà una valutazione di un certo tipo dall’altra nel caso di un’operazione già confezionata e che l’autore ritieni perfetta, si dà valutazione opposta.e va bene passiamo oltre.
in realtà una impostazione strategica di favorire l’acquisizione del Monte dei Paschi da parte di una banca più grande, nessuno e sottolineo nessuno ha mai aderito, né le Istituzioni, né le forze politiche locali, queste ultime spesso in contrapposizione con quelle nazionali, che avevano altri interessi.
Che poi le operazioni a detta di Parlangeli, avessero tutte le garanzie occupazionali e di mantenimento della Direzione Generale a Siena, fa sorridere e, se bastasse una semplice affermazione, anche oggi di fronte a quello che si sta muovendo attorno al Monte dei Paschi, saremmo già a posto.
La cosa sarà stata pur vera nel momento degli accordi, ma non avrebbe avuto nessuna garanzia di un mantenimento dell’impostazione nel tempo. Lo stesso Mario Draghi proprio a detta di dell’autore aveva messo in guardia rispetto alle strategie di BBVA che erano giudicate prive di qualsiasi attenzione verso i territori e orientate unicamente alla creazione di valore, anche attraverso l’eliminazione delle duplicazioni di costo (la battuta di Draghi diventerete Monte dei Baschi è altamente esplicativa).
Quindi la strategia che vedeva, o meglio, che avrebbe visto il Monte dei Paschi incorporato da una banca più grande non ha mai avuto avallo da parte di nessuno nel territorio e perfino le forze politiche mai nei documenti ufficiali o nelle prese di posizione di partito hanno mai accettato o perfino valutato ipotesi del genere.
E i diversi tentativi fatti dall’autore di incorporare MPS in banche più grandi erano completamente estranee a quella che la collettività senese tutta, senza distinzioni di colore, riteneva la strategia da perseguire. La strategia che le Assemblee Elettive (ogni tanto ci si dovrebbe ricordare la differenza tra gli organismi eletti e le altre funzioni politiche e tecniche della società) ovvero il Consiglio Comunale e Provinciale, hanno sempre suggerito è stata quella che un accrescimento dimensionale del perimetro operativo della banca che avrebbe dovuto comunque conservare la propria autonomia e indipendenza, e questo per rispondere alle pressioni nazionali che con la scusa della dimensione in realtà puntavano ad eliminare il controllo della Fondazione sulla Banca, rendendola (toh guarda che combinazione!) soggetto che poteva e doveva essere sottratto alla autonomia del territorio. In questa pressione sia a sinistra che a destra, a livello nazionale ripeto, non vi erano differenze, anche se nelle operazioni che coinvolgevano BNL, ad esempio, a sinistra ci fosse addirittura più ingerenza.
Non è neanche vero che la fatidica quota del 51% sia stato un baluardo insormontabile poiché gli ultimi documenti programmatici che mi riguardano del Comune di Siena e della Provincia non parlano più di maggioranza da detenere da parte della Fondazione, ma chiedono la fondazione di rimanere socio di riferimento il che voleva dire puoi scendere anche sotto il 51, ma assicurati di mantenere il controllo, la governance della Banca, per cui l’aumento di capitale incriminato per far fronte all’acquisto di Antonveneta poteva tranquillamente essere realizzato scendendo sotto il 51%, come anche lo stesso autore ipotizza.
Corrisponde invece a verità che nelle elezioni del maggio 2011 la campagna elettorale, sul tema MPS fa un passo indietro e torna a richiedere il mantenimento del 51%.
Rimane comunque il fatto che l’autore, nella sua funzione di Provveditore della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ovvero Direttore Generale, quando si è trattato di aderire alla operazione Antonveneta e al conseguente aumento di capitale, al di là di esprimere dubbi e perplessità non ha assolutamente fatto altro che se accordarsi alle decisioni che erano state prese. Dubbi ne avevano tutti ma chi aveva gli strumenti tecnici per intervenire non lo ha fatto o non ha voluto farlo. Avercelo avuto il terzo assassino, visto che abbiamo rispolverato la macchina del tempo, oggi parleremmo di altro.
Anzi, nel suo libro ci dice di più,ovvero che tutte le autorizzazioni sono state richieste sia agli uffici tecnici che al Ministro, che non ha mai opposto nessun tipo di obiezioni e lo stesso autore si stupisce sempre a posteriori, ovviamente che il Tesoro non avesse neanche richiesto un programma sul rientro dall’indebitamento.
Si badi bene, comprendo quello che è accaduto sul piano umano professionale dal 2011 in poi a Marco Parlangeli, ma la sua ricostruzione è proprio frutto di una lettura, ed è logico, dal punto di vista di chi, da dentro la stanza dei bottoni, con strumenti tecnici e professionali adeguati cerca di spostare il focus sui precedenti per rendere Antonveneta meno letale, anche a costo di cadere in contraddizioni profonde. Se infatti dal 2008 (e non da prima) la Banca ha dissipato 25 miliardi di aumenti di capitale, qualche domanda te la dovresti porre e la ampia fase assolutoria per l’acquisto, le sue condizioni, il sospetto di aver pagato troppo gli sportelli ma comunque in linea con le precedenti acquisizioni, e la crisi “americana”, e un velato attacco ai vertici della Banca e più marcato a quelli della Fondazione, anche questo è contraddittorio con quanto l’autore afferma in precedenza rispetto alle sue perplessità, soprattutto quando dice che tutti gli advisor e le banche di affari erano concordi sul valore dell’operazione è la necessità di una piuttosto auto assoluzione a posteriori. … E così turandosi il naso si va avanti così dice proprio l’autore, ma non era certo quello il ruolo richiesto e, ripeto siamo nel 2008. Non conosco oggettivamente le dinamiche della sua rimozione dal ruolo tre anni dopo nel 2011, sia perché avviene non solo quando io non sono più Sindaco, ma anche in una fase in cui il potere della città da diversi mesi non aveva più interesse ad interloquire con il sottoscritto, che per altro aveva fatto una scelta netta diversi mesi prima di tornare al suo lavoro (pensa che furbata!!!). Ci dice Parlangeli : “Maurizio Cenni ..era quello di minore personalità fra i quattro … teneva un profilo basso spesso dava l’impressione di essere distratto…sicuramente il meno autorevole del gruppo…” , gli altri tre erano Mussari, Ceccuzzi, Ceccherini, ma l’assassino per l’operazione BBVA sono io: va bene, avessi potuto assassinare anche Antonveneta, ma quelli che la potevano assassinare erano distratti, dubbiosi, perplessi, lacerati, combattuti, forse con poca personalità, e ancor meno autorevolezza e, tutto sommato, turandosi il naso anche d’accordo, vero?





