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Giani a Mattarella: “Fondi Ue, sanità e territori sono tre sfide per il futuro dell’autonomia”

Giani a Mattarella: “Fondi Ue, sanità e territori: tre sfide per il futuro dell'autonomia” 

Difendere i fondi europei per la coesione, garantire le risorse necessarie alla sanità pubblica e assicurare servizi e opportunità a tutti i territori, dalle grandi città alle aree più periferiche. Sono queste le sfide che il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha messo al centro del suo intervento davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, in occasione del Festival delle Regioni, dedicato al tema “Il futuro è passato da qui”. L’inaugurazione ha visto anche gli interventi della sindaca di Firenze Sara Funaro, del vicepresidente della Corte Costituzionale Luca Antonini e del presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga. La visita di Mattarella testimonia l’attenzione della più alta carica dello Stato per il ruolo del sistema regionale e conferisce una valenza istituzionale al tema centrale del Festival, dedicato al ruolo delle Regioni tra passato e futuro.

Il Festival riunisce a Firenze i presidenti delle venti Regioni italiane e che, per Giani, rappresenta un’occasione per riaffermare il ruolo delle autonomie territoriali nella costruzione del futuro del Paese. «Quando ci ritroviamo per il Festival ci siamo tutti: è il momento in cui scambiamo le nostre opinioni e confrontiamo il nostro lavoro», ha sottolineato il presidente, ringraziando Mattarella per una presenza che ha accompagnato tutte le cinque edizioni della manifestazione.

Autonomie, il ruolo delle Regioni nella Costituzione 

Il filo conduttore dell’intervento di Giani è stato il valore delle autonomie territoriali nell’assetto istituzionale italiano, a partire dai principi sanciti dalla Costituzione. «La Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ha ricordato il presidente, richiamando l’articolo 5 e il percorso che ha portato le Regioni a diventare parte integrante dell’organizzazione dello Stato. Un’evoluzione, ha sottolineato, consolidata con la riforma del Titolo V della Costituzione, che ha rafforzato il ruolo delle autonomie territoriali e il loro contributo alla vita democratica del Paese. 
In questo contesto Giani ha evidenziato tre sfide prioritarie.

Fondi europei, la sfida del dopo 2027

“La prima battaglia – ha detto – è quella di mantenere quelle risorse che ci hanno portato in Europa, ovvero i fondi di coesione. In questo momento sono fortemente messi in discussione, perché l’Europa cerca di recuperare risorse per le proprie politiche di emergenza, a partire dalla difesa, alla quale si guarda destinando una quota sempre più rilevante del bilancio europeo. Ma noi non possiamo permettere che, per rispondere a queste nuove esigenze, vengano meno gli strumenti che hanno consentito alle Regioni di sostenere lo sviluppo e garantire servizi fondamentali ai cittadini».
Giani ha sottolineato come i finanziamenti europei rappresentino una risorsa essenziale per la realizzazione di numerose politiche regionali: «La gran parte delle nostre politiche di welfare passa da queste risorse. In Toscana, grazie a questi strumenti, sosteniamo interventi che vanno dagli asili nido gratuiti ai libri gratuiti, dalla vita indipendente per le persone con disabilità alle politiche attive del lavoro, dal sostegno alle imprese alla valorizzazione dello sport e della cultura, fino alle infrastrutture territoriali. Parliamo di risorse che si traducono in servizi e opportunità concrete per le nostre comunità. Per questo fondamentale che l’Europa continui a investire nella coesione, perché ridurre le distanze tra i territori, sostenere le fasce più fragili e garantire opportunità anche alle aree meno sviluppate significa rafforzare l’Europa stessa».

Da qui l’appello a non rinviare le scelte e a difendere fin da ora il ruolo della politica di coesione nella futura programmazione comunitaria. «Siamo nei giorni in cui si decide: dal primo gennaio 2028 partirà un nuovo periodo di programmazione di sette anni. O queste scelte le facciamo ora, oppure rischiamo di vedere sacrificato tutto questo”.

Sanità pubblica, risorse da difendere

Altro punto centrale è la sanità, che assorbe circa l’80 per cento del bilancio regionale. Per Giani la difesa del sistema sanitario pubblico passa anche dalla disponibilità di risorse adeguate a sostenere i servizi e garantire il diritto alla cura. «Abbiamo bisogno di quelle risorse per garantire quello che è un vanto dell’Italia: il sistema di sanità pubblica, uno dei punti di forza del nostro Paese», ha dichiarato, ricordando la legge 833 del 1978, che istituì il Servizio sanitario nazionale grazie anche all’impegno dell’allora ministra Tina Anselmi.

Dalla Toscana diffusa a un’Italia che non lascia indietro nessuno

La terza priorità riguarda l’equilibrio tra i territori. Giani ha rilanciato il modello della Toscana diffusa, estendendone il significato all’intero Paese: un’Italia capace di crescere non soltanto nelle grandi aree metropolitane e industriali, ma anche nei piccoli Comuni e nelle zone più periferiche.
«Io la chiamo Toscana diffusa, ma la potrei chiamare Italia diffusa», ha spiegato, indicando nella lotta allo spopolamento e nella garanzia dei servizi due obiettivi fondamentali. «Vogliamo che l’Italia cresca alla stessa velocità nelle grandi metropoli d’arte, nelle grandi metropoli industriali, ma anche nel territorio diffuso».

Una visione che richiama l’allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti, nel Palazzo Pubblico di Siena, con il suo equilibrio tra città e contado. «Le Regioni devono essere Regioni di cooperazione e prossimità», ha aggiunto Giani: cooperazione tra istituzioni e prossimità alle comunità, per raggiungere la più ampia fascia possibile di cittadini.

In questa prospettiva si inserisce anche il ruolo delle Regioni nella Protezione civile, testimoniato dalla presenza in piazza Santa Croce delle venti colonne mobili regionali. Un riferimento che richiama le competenze maturate nella prevenzione e nella gestione delle emergenze.

Dalla storia di Firenze alla Repubblica delle autonomie 

Nel suo intervento, Giani ha intrecciato le sfide del presente con la storia istituzionale italiana, partendo proprio dal luogo che ospita l’incontro. Il Salone dei Cinquecento, voluto da Cosimo I de’ Medici e sede del Parlamento del Regno d’Italia dopo il trasferimento della capitale a Firenze nel 1865, diventa così il simbolo del passaggio da uno Stato centralistico alla Repubblica delle autonomie.

Un percorso lungo e complesso, che Giani ha ricostruito richiamando il contributo di Piero Calamandrei, tra i protagonisti della riflessione costituzionale sul ruolo delle autonomie. «Calamandrei volle una Repubblica regionalista, che rappresentava un elemento di rottura rispetto al modello centralistico dello Stato, fondato su Comuni, Province e Prefetture». Una scelta che incontrò resistenze e diffidenze, tanto che le Regioni ordinarie arrivarono al voto soltanto nel 1970, a oltre vent’anni dall’entrata in vigore della Costituzione.«Le Regioni rappresentano un elemento fondamentale della Repubblica. Per questo dobbiamo rifuggire da ogni tentativo di centralizzazione ed esercitare al meglio il nostro ruolo, nel rispetto dell’equilibrio istituzionale e delle autonomie territoriali», ha sottolineato Giani. 

Un grazie al presidente Mattarella 

In chiusura, Giani ha ringraziato il presidente Mattarella per la presenza al Festival e per l’attenzione dimostrata nei confronti delle Regioni.
«In questa Repubblica dei pesi e contrappesi, la sua funzione di Capo dello Stato è veramente preziosa e importante. Sentiamo che possiamo fare affidamento su di lei», ha affermato il presidente toscano, ribadendo il valore del dialogo istituzionale e dell’autonomia dei territori.
«La ringraziamo davvero di cuore di essere qui a testimoniare come questa Repubblica, una e indivisibile, riconosca e promuova tutte le nostre autonomie territoriali», ha concluso Giani.

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