Forse questa volta l’annuncio è reale dopo dichiarazioni contraddittorie ma resta l’incognita Netanyahu
Rocco Cangelosi su InPiù commenta l’annuncio di Donald Trump. Forse questa volta l’annuncio è reale: dopo settimane di dichiarazioni contraddittorie, Washington e Teheran sembrano aver raggiunto un’intesa sul cessate il fuoco. L’accordo prevede la graduale riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz, un impegno iraniano a non perseguire l’arma nucleare e soprattutto la definizione delle modalità per lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero. È questo il punto più delicato: la maggior parte delle risorse si trova nelle banche del Qatar, che ha assunto un ruolo decisivo di mediazione e garanzia, diventando l’attore chiave dell’intero negoziato. Per Donald Trump, l’intesa è un compromesso che cerchera’ ora di trasformare in vittoria politica. La Casa Bianca proverà a presentarla come un risultato superiore al JCPOA di Obama, accusato di aver concesso vantaggi finanziari e di aver aperto la strada al programma nucleare iraniano. In realtà, l’Iran ha resistito alla pressione militare e negoziato da una posizione più solida del previsto. Trump, che ha fretta di chiudere il dossier anche in coincidenza dei Mondiali di Calcio negli Stati Uniti, punta a capitalizzare un accordo che certifica più i limiti dell’operazione americana che un successo strategico.
Resta l’incognita israeliana. Benjamin Netanyahu accetta l’intesa, ma lo fa controvoglia: teme che la tregua congeli l’iniziativa israeliana e rafforzi Teheran sul piano regionale. Per questo mantiene aperta la possibilità di proseguire l’azione in Libano, con il rischio di incrinare la fragile architettura dell’accordo. Il cessate il fuoco, se confermato, chiude una fase acuta della crisi ma apre interrogativi più profondi: la tenuta del compromesso, il reale impegno iraniano, la capacità americana di imporre condizioni durature e il ruolo crescente di attori regionali come il Qatar. È una tregua, non una soluzione.





