“Facce da Monte”, il tempo della finanza mossa dagli uomini che fecero grande Rocca Salimbeni
C’è una linea sottile, ma netta, che attraversa la storia del Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo ancora in attività. Una linea che ha la data del 14 agosto 1995: quel giorno la Deputazione firmò l’atto di trasformazione dell’istituto da ente pubblico a Società per Azioni, sancendo la separazione definitiva tra la Banca e la sua Fondazione. Un “prima” e un “dopo” che hanno cambiato per sempre gli equilibri finanziari, politici e sociali di un’intera città e del Paese. A raccogliere la memoria di quel passaggio cruciale e a raccontare di come ci si arrivò , è il giornalista e attento cronista Stefano Bisi nel suo nuovo libro “Facce da Monte. Una storia italiana dal 1977 al 1995”(Betti Editrice, collana di saggistica toscana, pp. 165, € 18,00), al centro di un tour di presentazioni in sedi istituzionali prestigiose, dall’ Università di Siena, dove ha fatto tappa il 12 marzo, alla Regione Toscana dove dove è approdato il 1 aprile; al Teatro del Popolo di Colle Val d’Elsa; alla Fondazione Paolo Murialdi che al volume di Bisi ha dedicato un evento al quale hanno preso parte il segretario generale della Fondazione, Giancarlo Tartaglia, e i giornalisti Michele Lembo e Carlo Marroni, e l’onorevole Lorenzo Cesa che hanno sottolineato il valore di questo lavoro come preziosa fonte capace di integrare e arricchire la storiografia ufficiale. Velia Iacovino ha dedicato al libro questo articolo pubblicato da Associated Medias (Press Agency). L’11 giugno alle 19 il libro verrà presentato all’anfiteatro di Casole d’Elsa dove l’autore sarà intervistato dal giornalista David Taddei.
Il tempo della finanza mossa dagli uomini
Bisi ha scelto la via del racconto umano e della memoria. “Facce da Monte” si presenta come una vera e propria galleria di ritratti vivi e pulsanti. Dietro le antiche mura di Rocca Salimbeni, le delibere e le grandi strategie internazionali erano infatti il frutto di visioni, ambizioni, amicizie e forti legami con il territorio e le sue storiche Contrade. “Ho voluto sottrarre il Monte alla polvere degli archivi e restituirlo alla sua dimensione più autentica: quella umana”, ha dichiarato l’autore, sottolineando che il suo è un libro di volti prima ancora che di bilanci, volti di uomini. Un viaggio nella memoria di una città, Siena, di un paese, l’Italia, al quale contribuiscono in modo determinante le fotografie di Augusto Mattioli, grazie alla loro capacità di restituire visivamente le atmosfere e i passaggi chiave di un’epoca irripetibile.
Tra Siena e Roma
Nel libro l’autore tratteggia una classe dirigente di estrazione politica e culturale diversa, selezionata dai partiti ma orientata al bene comune, capace di dialogare con i palazzi romani attraverso il profilo di alcuni amministratori di Rocca Salimbeni. La narrazione si snoda così da Danilo Verzili, che fu presidente di da grande rigore e attivismo fino al 1977, al “Ragazzo del Montone” Giovanni Cresti, abile stratega finanziario, passando da Carlo Turchi, l’uomo dalle grandi visioni, a Carlo Zini detto Zorro, ragioniere ed espressione della storica esperienza della cooperazione, fino a giungere a Giovanni Grottanelli de’ Santi, il professore dall’aplomb inglese che ebbe il compito di firmare lo storico atto della trasformazione in spa, affiancato dal vicepresidente Vittorio Mazzoni della Stella. Bisi evoca anche la figura di Piero Barucci, che guidò l’istituzione dall’11 maggio 1983 al 28 maggio 1990 prima di diventare Ministro del Tesoro, e quella di Antonio Da Empoli, economista di stampo socialista stimato da Craxi e Amato che nel 1993 portò a Siena l’esperienza di Capo del Dipartimento Affari Economici a Palazzo Chigi, ricoprendo anche la presidenza di Montepaschi Suisse a Ginevra. Il quadro si completa con l’ingresso nel board del 1993 del comunista Silvano Andriani, fortemente voluto da Giorgio Napolitano, e dell’esponente della sinistra democristiana Luigi Cappugi, oltre a figure storiche come Nilo Salvatici, Mario Bernini e Alberto Brandani, che insieme a Barucci hanno strenuamente difeso l’identità e la “senesità” del Monte contro i primi venti di privatizzazione selvaggia.
Il mito sfatato della “Banca Rossa”
Bisi, che gli uomini del Monte da giornalista li ha vista da vicino, tiene a demolire anche un radicato luogo comune: quello del Monte dei Paschi come “banca rossa”. “Gli amministratori del Monte dei Paschi di quel periodo – spiega– erano uomini di parte, anzi erano uomini di partito selezionati dai dirigenti, dai comitati provinciali, dei partiti, poi arrivavano in consiglio comunale, in consiglio provinciale e venivano nominati e gli amministratori pensavano davvero al bene comune. Poi c’erano tre membri che venivano nominati dal governo da quello che si chiamava il Comitato interministeriale per il credito e risparmio. Le nomine erano sempre di indicazione democristiana. Infatti quando si parla del Monte dei Paschi di banca rossa è un errore. Dopo il 1995 è stata un’altra storia”.
I grandi retroscena della Prima Repubblica
Ma il libro ha anche il merito di sollevare il velo su eventi che hanno intrecciato i destini di Rocca Salimbeni con la storia d’Italia: come quello del clamoroso “no” di Barucci alla proposta che gli fece il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro di formare il governo. Bisi rilancia la clamorosa testimonianza dell’editorialista Francesco Damato sul famigerato prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti degli italiani, scattato nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992. Un blitz d’emergenza firmato dal premier Giuliano Amato per salvare stipendi e pensioni, ma attuato all’insaputa di tutti: dei ministri, del governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi (che infuriato telefonò a Palazzo Chigi) e dello stesso Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Fu proprio il rimorso per aver controfirmato quel decreto “al buio” a spingere Scalfaro a cercare subito un sostituto per Amato. Prima di affidare l’incarico a Ciampi per quello che sarebbe stato l’ultimo governo “anfibio” della Prima Repubblica, il Capo dello Stato si rivolse, per affinità e competenza, proprio all’allora Ministro del Tesoro ed ex presidente del Monte, Piero Barucci. Il quale, però, declinò l’offerta. Perché e che ruolo ebbe nella decisione dell’imposizione del prelievo? Non ci sono certezze anche se è difficile pensare che il ministro del Tesoro non abbia saputo per tempo di un’operazione di così forte impatto. Bisi dedica un focus anche a Antonio Da Empoli, uomo che descrive di straordinario equilibrio, capace di mantenere la misura anche nei dibattiti più infuocati sul futuro della Spa. Scampato a un attentato terroristico, trovò però una tragica e prematura morte il 2 ottobre 1996 a soli 57 anni, a causa di un terribile incidente stradale sull’Autostrada del Sole nei pressi di Parma, mentre si recava a Milano con la moglie, lasciando un vuoto profondo.
Il futuro: un sequel all’orizzonte?
Ma la storia di Rocca Salimbeni non si è certo esaurita con la firma del 14 agosto 1995. Quello spartiacque ha sancito l’inizio di un’era totalmente nuova, segnata dopo lo sbarco in Borsa, da slanci espansivi, drammatiche tempeste finanziarie e, infine, della rinascita e del rilancio odierno. Proprio per questo, tra gli addetti ai lavori e i lettori circola già un’indiscrezione intrigante: “Facce da Monte” avrà un seguito. Lo immaginiamo già come un vero e proprio “sequel” narrativo, pronto a mettere sotto la lente d’ingrandimento i protagonisti, i retroscena e i volti della seconda, complessa fase della banca. La galleria dei ritratti di Stefano Bisi è dunque solo all’inizio.





