Era meglio se i leader del Campo largo andavano a mangiare la pizza a Napoli invece di andare in piazza
Alessandro De Angelis su La Stampa riflette sul flop della manifestazione del centrosinistra a Napoli, sostenendo che il vero problema non sia stata la scarsa partecipazione, ma l’assenza di un’autocritica il giorno successivo. Secondo l’autore, nella politica dominata dai social ogni evento viene rapidamente amplificato o rimosso: le vittorie sono celebrate come svolte epocali, mentre gli insuccessi vengono subito dimenticati. Per De Angelis, la manifestazione mostrava già alla vigilia la mancanza di un messaggio politico forte. Il risultato è stato un boomerang: una piazza poco affollata in una città considerata un “feudo” del centrosinistra, le contestazioni che hanno monopolizzato l’attenzione e l’intervento di Giuseppe Conte, accusato di aver rilanciato una lettura filorussa del conflitto affermando che la minaccia russa verrebbe enfatizzata per giustificare l’aumento delle spese militari. Inoltre osserva che, in assenza di un progetto politico convincente, è mancata anche la tradizionale mobilitazione delle reti di consenso locali. Neppure i principali amministratori del Sud si sono spesi per riempire la piazza, segno di un partito che si attiva soprattutto quando sono in gioco incarichi ed elezioni. Secondo De Angelis, il caso di Napoli evidenzia una debolezza più profonda dell’opposizione: in quattro anni non è riuscita a costruire un rapporto autentico con la società. Le grandi mobilitazioni, come quelle per Gaza, nascono spontaneamente e solo in seguito vengono intercettate dai partiti, che appaiono però incapaci di guidarle. L’autore conclude che il centrosinistra continua a denunciare pericoli per la democrazia e a invocare la difesa della Costituzione senza riuscire a proporre una credibile alternativa di governo. Se continuerà a evocare emergenze senza offrire una concreta idea di cambiamento, avverte, rischierà di essere percepito come il protagonista della favola di “Al lupo, al lupo”.





