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Due medici urologi in missione umanitaria in Burundi

Medical doctor team at the bedside of patient, unfocused background.

Agipress si occupa dell’attività di due medici urologi di Careggi che sono stati protagonisti di una missione umanitaria in Burundi. Sei interventi chirurgici, attività ambulatoriale e formazione del personale sanitario locale. È il bilancio della prima missione in Burundi dell’associazione Wellness Charity, che ha portato all’ospedale CMCK di Kinindo, a pochi chilometri da Bujumbura, due urologi toscani, Andrea Cocci e Francesco Sessa. I medici hanno lavorato fianco a fianco con i colleghi burundesi, alternando visite, attività chirurgica e momenti di confronto professionale. Tra gli interventi effettuati figurano due cistectomie e una ricostruzione ureterale. Un’attività svolta in un contesto sanitario caratterizzato da risorse limitate, difficoltà organizzative e disponibilità non sempre adeguate di strumentazioni e farmaci.

«Per Wellness Charity si trattava della prima missione in Burundi – spiega il presidente Andrea Cocci, che insieme a Francesco Sessa lavora all’ospedale di Careggi –. Abbiamo gettato le basi per una collaborazione con il personale del CMCK Hospital di Kinindo che vogliamo rendere stabile nel tempo. Durante i giorni di permanenza, insieme al collega e amico Francesco Sessa, abbiamo effettuato sei interventi, tra i quali due cistectomie e una ricostruzione ureterale».

La missione si è svolta in un Paese che affronta condizioni economiche e sociali particolarmente difficili. Il Burundi è tra gli Stati con il più basso reddito pro capite al mondo: secondo le stime, il PIL nominale pro capite si attesta poco sopra i 600 dollari annui. Una condizione che si riflette direttamente sull’accesso alle cure. In un sistema sanitario in larga parte sostenuto dalla spesa privata, i costi di un intervento chirurgico, che possono raggiungere i 2-3mila dollari, rappresentano una barriera praticamente insormontabile per gran parte della popolazione, considerando che il reddito medio mensile è spesso inferiore ai 50 dollari.

A questo si aggiungono le difficoltà infrastrutturali che interessano anche la vita quotidiana: approvvigionamento idrico discontinuo, frequenti interruzioni dell’energia elettrica e problemi nella reperibilità del carburante. Criticità che si ritrovano anche nelle strutture sanitarie, dove la carenza di materiali e apparecchiature rende più complesso il lavoro degli operatori.

È proprio in questo scenario che si inserisce l’attività di Wellness Charity, associazione impegnata nella promozione del benessere attraverso l’informazione scientifica, la formazione sui moderni approcci terapeutici, la raccolta di fondi per missioni umanitarie e lo sviluppo di politiche socio-sanitarie adeguate.

L’esperienza in Burundi rappresenta il primo passo di un progetto che punta a proseguire. «Torneremo a febbraio – annunciano Cocci e Sessa –. L’obiettivo di questa prima missione era conoscere a fondo la realtà locale e costruire rapporti in vista di interventi successivi più strutturati. Siamo già al lavoro per organizzare una nuova missione, nella quale contiamo di coinvolgere un gruppo di cinque o sei medici, in particolare urologi».

Un progetto che vuole mettere a disposizione della popolazione locale competenze specialistiche difficilmente accessibili e, allo stesso tempo, rafforzare il rapporto professionale con il personale sanitario burundese.

I due medici hanno infine voluto ringraziare la console onoraria italiana a Bujumbura, Caterina Iametti, per il supporto fornito durante la permanenza. «Come medici abbiamo la fortuna di poter unire la passione per il volontariato alla nostra professione. Crediamo sia un dovere aiutare, quando possibile, chi si trova in difficoltà. Questa è la vera mission di Wellness Charity».

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