Due anni prima della cresima e della comunione, a Palermo si infuriano i commercianti che perdono 20 milioni all’anno
L’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice si era fin troppo concentrato sul percorso spirituale dei fedeli più giovani, pensando per loro a qualche anno in più prima di ricevere i sacramenti della Comunione e della Cresima. Quel cambiamento però non sembra aver elevato gli animi dei commercianti che proprio su quelle occasioni da cerimonia ben più modestamente rispetto alle questioni dello spirito ci campano. Due anni fa l’arcidiocesi ha deciso di allungare la preparazione dei bambini: il catechismo necessario per arrivare ai due sacramenti è passato da due o tre anni a cinque anni. Una scelta già fatta anche in altre diocesi, come quella di Mazara del Vallo, nel Trapanese, dove pure non sono mancate le discussioni. A Palermo di passare due anni di sofferenza, dicono i commercianti, non hanno alcuna intenzione. La notizia è su Open.
A guidare la protesta è Confimprese, preoccupata per l’effetto della riforma sui conti delle attività. Il presidente dell’associazione, Giovanni Felice, parla di un danno da 20 milioni di euro nell’ultimo anno. Il calcolo parte da un dato: in città si celebravano più di tremila comunioni all’anno, un giro d’affari che coinvolgeva fiorai, ristoranti, fotografi, gioiellerie e negozi di abiti da cerimonia. Con l’allungamento del percorso, quelle feste si sono di fatto fermate in attesa che il primo gruppo di bambini arrivi al termine del nuovo ciclo.
Ma papa Leone che ne pensa?





