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Dopo Campolo un’altra consigliera comunale di Siena sarebbe pronta a passare con Vannacci

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“Francesco, mettici una pezza” dice uno dei fondatori di Fratelli d’Italia all’onorevole Francesco Michelotti, coordinatore regionale toscano del partito, a proposito dei subbugli interni al consiglio comunale di Siena. Che cosa succede? Maria Antonietta Campoli, fratellina d’Italia, ha lasciato il partito per iscriversi a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, ma non lascia la presidenza della commissione cultura del Comune, mentre Enzo De Risi sui social se la prende con chi tradisce il mandato degli elettori. Secondo alcuni addetti ai lavori, De Risi sarebbe preoccupato per un’altra possibile fuga da Fratelli d’Italia e l’indiziata sarebbe Emanuela Anichini, ex sindacalista della Cisl e attuale presidente della commissione Pari opportunità del consiglio comunale. Starebbe per passare con Vannacci. Per ora è uno spiffero, ma potrebbe diventare un soffione.

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1 Commento
Enzo De Risi
Enzo De Risi
28 giorni fa

Mi vedo costretto a scrivere su questo foglio per chiarire alcune cose. Forse Ranucci fa scuola, ma con me, mi dispiace, cascate decisamente male. Non sono preoccupato di nulla e, soprattutto, non ho mai pensato ciò che codesta testata mi attribuisce. Vede, caro Direttore, se avessi avuto anche solo il più remoto dubbio di quello che mi viene contestato, non sarei certo venuto a riferlo a lei. Avrei parlato direttamente con Emanuela Anichini, alla quale mi lega un’amicizia di oltre quarant’anni. Quarant’anni, caro Direttore. Non quaranta giorni e nemmeno quaranta telefonate. Un’amicizia che, evidentemente, qualcuno riesce a trasformare in un sospetto con una facilità che lascia francamente basiti. E qui arriva il capolavoro: invece di chiedere alla diretta interessata, si preferisce costruire una ricostruzione, attribuendomi pensieri che non ho mai avuto per poi metterli nero su bianco, come se fossero fatti. Un metodo davvero curioso. Se poi l’obiettivo era quello di intimorirmi, non so quale pericolo io possa rappresentare, mi permetta di tranquillizzarla: avete scelto la persona sbagliata. Non mi impressionano i fogli, non mi intimoriscono le insinuazioni e, soprattutto, non ho l’abitudine di farmi processare per pensieri che non ho mai formulato. Anzi, trovo singolare che chi pretende di fare chiarezza abbia evidentemente ritenuto superfluo fare la cosa più semplice: verificare i fatti. Sarebbe bastato telefonare a Emanuela Anichini. Una telefonata. Pochi minuti. Avreste evitato un foglio inutile e, forse, anche una figura non proprio edificante. Ma evidentemente la realtà, quando non coincide con la ricostruzione che ci si è già confezionati, diventa un dettaglio trascurabile. E allora mi permetta un’ultima considerazione, caro Direttore: Le lezioni di correttezza, trasparenza e rigore sono sempre molto apprezzabili. A condizione, però, che chi le impartisce abbia prima avuto la premura di applicarle a se stesso. Perché una cosa è certa: io non ho nulla da nascondere. E non ho alcuna intenzione di giustificarmi per qualcosa che non ho detto, non ho pensato e non ho mai fatto. Se qualcuno sostiene il contrario, non servono allusioni, ricostruzioni fantasiose o inutili fogli: servono fatti.
E i fatti, come spesso accade, hanno il brutto vizio di essere molto meno disponibili alle interpretazioni di chi li racconta. Quindi, caro Direttore, facciamo così: invece di attribuirmi pensieri, chiedete a chi quei pensieri avrebbe dovuto ascoltarli. Magari scoprirete che il problema non era quello che io avrei detto, ma quello che qualcuno aveva bisogno di immaginare che avessi detto. E questa, francamente, è tutta un’altra storia. Non pretendo le sue scuse per aver cercato di minare un’amicizia che nemmeno il tempo ha scalfito perché è fondata su rispetto, stima e fiducia e per aver cercato di minare anche la mia rispettabilità. Sarebbe come chiedere ad un asino di nitrire

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