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Dengue e West Nile, la Toscana sotto osservazione: che cosa sta succedendo

Emanuele Montomoli*.

Due virus diversi, due focolai distinti e una stessa estate: in Toscana le arbovirosi riportano le zanzare al centro della sorveglianza sanitaria. Non è un’emergenza sanitaria, ma il quadro merita attenzione. In Toscana, nelle ultime settimane, sono stati identificati casi autoctoni di dengue e West Nile, due virus trasmessi dalle zanzare ma caratterizzati da cicli epidemiologici differenti. Il focolaio più rilevante riguarda la dengue. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità, relativo all’8 settembre, in Italia sono stati registrati 24 casi autoctoni di dengue dall’inizio dell’anno. Di questi, 20 appartengono al focolaio localizzato in un Comune della provincia di Livorno, in Toscana. Complessivamente, i casi di dengue notificati in Italia dall’inizio del 2026 sono 265, di cui la maggior parte associata a viaggi all’estero. Non sono stati registrati decessi. Il focolaio toscano è collegato alla frequentazione, nel mese di agosto, dell’area di Piombino e Baratti. Le autorità sanitarie hanno rafforzato la sorveglianza e disposto interventi di disinfestazione per ridurre la presenza della zanzara tigre, Aedes albopictus, uno dei vettori della dengue presente stabilmente anche in Italia.

Il dato va distinto dai casi importati. In agosto, per esempio, erano stati identificati a Firenze due casi di dengue contratti all’estero, senza relazione epidemiologica tra loro. I pazienti erano in buone condizioni e non avevano avuto bisogno di ricovero. La dengue autoctona si verifica quando il contagio avviene sul territorio italiano. Il meccanismo è possibile quando una zanzara competente punge una persona infetta e successivamente trasmette il virus ad altre persone. La presenza della zanzara tigre rende quindi possibile, in determinate condizioni, una trasmissione locale anche in Italia.

Il West Nile segue un’altra strada

Il West Nile ha invece un ciclo epidemiologico diverso. Il virus circola principalmente tra uccelli selvatici e zanzare del genere Culex. L’uomo viene infettato attraverso la puntura della zanzara, ma normalmente non partecipa alla successiva trasmissione del virus. In Toscana, il dato più aggiornato della Asl Toscana Sud Est parla di 17 casi autoctoni dall’inizio dell’estate: 12 in provincia di Arezzo e 5 in provincia di Grosseto. Il caso segnalato a Grosseto riguarda una persona che aveva soggiornato a Marina di Grosseto nel periodo compatibile con l’incubazione dell’infezione. L’ultimo bollettino ISS disponibile, con dati aggiornati al 2 settembre, riportava 521 casi confermati di West Nile in Italia, di cui 269 nella forma neuro-invasiva. Le province con circolazione documentata erano 75, distribuite in 19 regioni. I decessi notificati erano 26. Il dato nazionale mostra quindi che il fenomeno non riguarda soltanto la Toscana. L’Italia sta affrontando una stagione di West Nile particolarmente intensa, con una diffusione territoriale ampia.

La fine dell’estate non significa automaticamente la fine del rischio. La zanzara tigre può rimanere attiva anche a settembre e le condizioni climatiche possono favorirne la presenza ancora per diverse settimane. Per questo le autorità sanitarie toscane hanno ribadito la necessità di mantenere alta la prevenzione anche nel mese di settembre.

Il clima, tuttavia, non può essere indicato come unica causa della situazione. La circolazione degli arbovirus dipende da una combinazione di fattori: temperatura, disponibilità di acqua, habitat, presenza e distribuzione dei vettori, mobilità delle persone e capacità di sorveglianza. E proprio la sorveglianza sta mostrando un altro elemento interessante. L’11 settembre a Grosseto è stato notificato anche un caso importato di Chikungunya, seguito da interventi di disinfestazione nelle aree frequentate dalla persona infetta. Non si tratta di un caso autoctono, quindi non va confuso con i focolai di dengue e West Nile, ma dimostra quanto sia importante intervenire rapidamente quando viene individuata un’infezione trasmessa da Aedes.

Non è una questione di allarmismo Dengue, West Nile e chikungunya non sono la stessa malattia e non seguono lo stesso percorso epidemiologico. Il punto comune è un altro: la presenza ormai stabile in Italia di zanzare capaci di trasmettere diversi arbovirus obbliga a mantenere una sorveglianza attiva anche fuori dalle aree tropicali. Per i cittadini le misure sono semplici: eliminare i ristagni d’acqua, evitare contenitori lasciati all’aperto che possano diventare luoghi di riproduzione delle zanzare, utilizzare repellenti e protezioni fisiche e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie durante gli interventi di disinfestazione.

La Toscana, in questa estate 2026, offre una fotografia molto concreta del problema: un focolaio autoctono di dengue nell’area livornese, una circolazione di West Nile soprattutto nel territorio della Toscana Sud Est e un caso importato di Chikungunya a Grosseto. Non è una nuova emergenza epidemiologica. È però un segnale che la sorveglianza delle arbovirosi deve ormai far parte stabilmente della sanità pubblica italiana.

*Emanuele Montomoli è ordinario di Igiene e sanità pubblica

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